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Il Belpaese che tratta Cesare Battisti come un privilegiato dietro le sbarre 

Francesco Storace
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Straordinario Paese. Clemente con gli assassini. 
Generoso con i terroristi. Mica è un poliziotto da indagare per averci difeso, Cesare Battisti. Lui va trattato bene, che saranno mai decenni di latitanza dorata, protetto e coccolato da mezzo mondo. E tutto sommato diranno pure chi se ne frega di tutto quel sangue versato.
No, l’Italia non poteva fare la figuraccia di avere un detenuto eccellente in sciopero della fame. In Calabria, con gli islamici in cella, Battisti non ci voleva proprio stare. Mica è come quei progressisti che ce li metterebbero in casa.

 

 


Quatto quatto, è riuscito a impietosire lo Stato con lo sciopero della fame e a farsi trasferire in Emilia. Anche lì ricordano le sue gesta ma non fa niente. Magari gli chiederanno di inginocchiarsi ogni tanto e lo farà pure lui.
Per carità, non è che si pretenda chissà quale inumano trattamento per un terrorista pluriomicida. Lo Stato ha indubbiamente i suoi doveri anche nei confronti di questo genere di detenuti. Ma che la motivazione sia legata alla presenza islamica in carcere è qualcosa che non si può sentire.
E la cosa incredibile è la “battaglia” che ha fatto la deputata calabrese del Pd Enza Bossio, che non ha trovato nulla di stravagante nella pretesa di scegliersi i compagni di detenzione.

 


Chissà quanti altri detenuti stanno in giro per l’Italia nelle stesse condizioni di Cesare Battisti, ma il Pd se ne frega bellamente, perché non hanno la sua stessa notorietà.
È disgustoso assistere a questo balletto sulla pelle della giustizia. E, se permettere, anche a danno dei familiari delle vittime che continuano a vedere l’assassino dei loro congiunti come un privilegiato persino dietro le sbarre di un carcere.
Così facendo, il Belpaese non sarà mai troppo bello. E farà arrabbiare sempre di più chi pensa che un delinquente latitante per decenni dovrebbe quantomeno fare un po’ di silenzio prima di avanzare le sue pretese.