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Cinque stelle, terzo mandato per "merito": la capriola di Conte

Francesco Storace
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Tenerissimi. ‘Sti Cinque stelle sono fenomenali. Ora si avvia la fase finale della legislatura, tutti quelli che ne hanno fatte due, hanno il terrore del ritorno a casa.
Ed è il nuovo, grande problema di Giuseppe Conte. Per ascendere al soglio pentastellato, il nodo del doppio mandato lo deve sciogliere e spiegare che cosa ha in mente.

 


 

Beppe Grillo ha già fatto sapere che non se ne parla. E quindi l’avvocato del popolo deve inventarsi una capriola, del tipo terzo mandato “per merito”.
Che è una frescaccia di quelle inarrivabili. Perché il “merito” è lui a stabilirlo, prendendosi così il lusso di poter promettere a ciascuno di stare tranquillo. Ne ha bisogno, perché sullo sfondo c’è il Quirinale e se Conte vuole essere della partita tra quelli che decideranno il successore di Sergio Mattarella ha bisogno di dimostrare che tiene le truppe in mano.
Però deve fare i conti con i suoi, a partire da Luigi di Maio. Il quale tiene ovviamente a proseguire il suo impegno parlamentare e certamente non pensa di aver bisogno dell’ex premier per dimostrare il proprio “merito”. E dunque ognuno per sé.

 

 

La sensazione è che la guerricciola interna al Movimento andrà avanti per parecchio tempo, giusto per arrivare all’elezione del Colle, senza aver deciso nulla. Sarà l’unica maniera per tentare di evitare lo sfaldamento dei gruppi parlamentari, impegnati in una guerra senza quartiere al loro interno. Anche da qui si vede la fine della rivoluzione.
Perché i due mandati erano un fondamento per i Cinque stelle quando cominciarono il loro percorso. No al professionismo della politica, dicevano, giurando al popolo che dopo i dieci anni ciascuno sarebbe tornato al lavoro di prima. Ma non vale più e diventa elemento di scontro interno. Si può provare solo pena per le troppe parole che si stanno rimangiando un giorno dopo l’altro.