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Game over per i Cinque stelle. Inutile ogni tentativo di ricominciare

Francesco Storace
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E' la fine di un imbroglio politico e mediatico. Lo strappo di Davide Casaleggio segna lo stop ad un’avventura che sembrava destinata a compiere la rivoluzione in Italia.

 

 

Il figlio del fondatore li avrebbe presi a sganassoni, Crimi, Di Maio e compagnia. E avrebbe messo anche Giuseppe Conte alla porta, tutti complici di un disegno che ha distrutto la formazione politica che incuteva terrore al potere. Poi, il potere se l’è mangiata.
E’ un Movimento che diventa irriconoscibile. Prima la morte di Gianroberto; ora l’addio di Davide; il progressivo allontanamento di Beppe Grillo travolto dalle gravi disavventure giudiziarie di suo figlio Ciro; tutto congiura alla trasformazione dei Cinque stelle in un partitino come qualunque altro. Quella sarà la fine.

 

 

La leadership prossima ventura di Conte sarà di cartone, fino a che non sarà completamente inglobata dal Pd. Perché non c’è prospettiva politica per un Movimento ridotto alla carta bollata per avere il possesso dei dati degli iscritti. Dalla democrazia diretta a quella decisa per diritto dai giudici. 
Del resto, li abbiamo visti alla prova di governo, oltremodo deludente. Sono stati solo capaci di cambiare tre alleanze in tre anni, tra Conte 1, Conte 2 e Draghi. Ma non hanno lasciato gran traccia delle loro qualità nell’ordinamento.
I cinque stelle sono riconoscibili dai volti di Alfonso Bonafede e Danilo Toninelli, come esempi di impiastri di governo. 
In queste ore fanno abbastanza pena i peones che intonano inni al nuovo corso. Come se dovesse succedere chissà cosa per salvare la cadrega. Ma dove vanno? Ormai i cittadini sono disillusi dai pentastellati, hanno capito che non ci sono differenze con tutti gli altri, non ha senso seguirne i tormenti. 
La prova? La ritirata strategica persino dalla possibile competizione per il collegio rimasto libero alla Camera a Roma Primavalle. Conte ha una paura fottuta di rimanere trombato. E in fondo si capisce perché.