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Il centrodestra di governo vuole unirsi: e ci sono buone ragioni per farlo

Francesco Storace
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Nel centrodestra si è scatenato il pandemonio a colpi di sì e di no.
Sulla proposta di Matteo Salvini di federare la coalizione – almeno nella parte che sta al governo con Mario Draghi – dicono no i pasdaran che si innamorarono del Pdl con An. Allora la Lega restò fuori, Fdi non era ancora nato ma stava nella culla del partitone.
Eppure, in un’epoca in cui i partiti ideologici hanno lasciato spazio a quelli di programma, forse potrebbe non essere un azzardo la federazione unitaria del centrodestra di governo.

 

 


Che sarebbe la forza di maggioranza nella coalizione Draghi. Che avrebbe un botto di grandi elettori al suo seguito per la sfida del Quirinale di qui a febbraio prossimo. Che partirebbe con già in mano la questione centrale della giustizia con i referendum promossi da Salvini e dai radicali. E che, dulcis in fundo, magari renderebbe più facile rieleggere i parlamentari in carica, almeno nella loro gran parte.

 

 


Invece no, per qualche posizione minoritaria, l’operazione – benedetta da Silvio Berlusconi – rischia di fallire. Magari i ministri temono un cambio di seggiola? La veemente reazione di Mara Carfagna – ma anche Maria Stella Gelmini pare preoccupata – lo lascia intuire. Ma sbagliano: perché in una logica di egemonia nella società, pare l’unica mossa sensata, almeno in questa fase dove sullo scacchiere la partita più importante sarà quella per il Colle. All’epoca del Pdl sbagliò ad entrarci An, che pagò quella scelta. Ma ora quali possono essere gli ostacoli per Forza Italia
Probabilmente, nella prima fase, si tenterà la strada dei gruppi unici in Parlamento. E già rappresenterebbe una novità. Ma guai a stare fermi. Se si vogliono evitare sette anni di guai al Colle è bene decidersi e magari avere la capacità di trattare anche con Fratelli d’Italia il nome gradito al centrodestra. A partire proprio da Silvio Berlusconi.