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Ora aspettiamo il primo talk show in cui daranno il microfono a Giovanni Brusca

Francesco Storace
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Dice il “garantista” (ce ne sono pure con Giovanni Brusca, ma io non ci riesco proprio, scusate): “Ma è la legge che ha voluto Falcone”.
Quindi, uno che ammazza centinaia di cristiani, stermina il giudice simbolo della lotta alla mafia assieme alla moglie e alla scorta, scioglie un bambino nell’acido, può girare tranquillamente in libertà perché ha raccontato qualcosa agli inquirenti?
Guido Crosetto ha calcolato – per i venticinque anni di pena – tre mesi ad omicidio. Non ripetiamolo ad alta voce perché si rischia una strage se a qualcuno viene in mente di semplificarsi sbrigativamente la vita.

 

 


Se si è cattolici il rifiuto è oggettivo a parlare di pena di morte. La vita ce la dà Nostro Signore e lui ce la toglie. Ma che la fine della nostra esistenza debba essere stabilita da Giovanni Brusca che poi esce dal carcere come se nulla fosse, beh, questa roba fa incazzare per davvero chiunque pensa che delinquenti del genere debbano marcire in cella.
Brusca ha avuto tutte le garanzie. È stato catturato e processato secondo le regole scritte nei codici. E ora finisce la pena perché dobbiamo essere molto più buoni di lui?

 


No, se quella norma è stata scritta decenni orsono, è evidente che non regge più. Perché oggi rappresenta la resa dello Stato di fronte alla criminalità. Bentornato, gli diranno i suoi picciotti, altro che vendette di mafia. 
Non vorremmo essere costretti di qui a qualche tempo a dover assistere al solito talk show che invita il mafioso a spiegare che sensazione si prova ad ammazzare come cani tutta quella gente. Perché ormai non ci meravigliamo più di nulla, può accadere di tutto.
Il killer di Capaci e di tanti altri assassinati non merita di tornare in libertà. È l’Italia onesta che protesta contro la sua scarcerazione che indigna tutti nel profondo del cuore. Non è questa la giustizia che si aspettano gli italiani, ricordatevelo tutti.