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Blocco dei licenziamenti, l'autogol di Andrea Orlando

Francesco Storace
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Ognuno dovrebbe fare il mestiere che sa fare. Ma nel caso di Andrea Orlando, ministro del Lavoro, sia ammesso il dubbio sulle sue capacità.

La bufera che ha scatenato sul blocco dei licenziamenti è degna delle peggiori gaffe che si potessero compiere.

Con in vigore la norma che toglie a fine giugno il divieto alle imprese di licenziare, prima ha finto di discutere con Confindustria la revoca e poi ha tentato il blitz con un emendamento al decreto sostegni. A costo di far passare il governo di Mario Draghi come nemico del mondo della produzione.

Ora, è evidente che il problema ci sia, a partire dai lavoratori. Ma da che mondo è mondo, la questione si affronta con le parti sociali, puntando all’intesa e non a colpi di emendamenti non discussi con nessuno.

Fatto sta che a questo punto non potrà esserci alcun emendamento nel decreto sostegni, anche perché i ministri del centrodestra vogliono capire che cosa ha in testa l’esecutivo nel suo insieme.

Se proroga del blocco dovrà esserci, non la si può certo chiedere al governo Draghi in termini ultimativi, si sottolinea a Palazzo. E semmai dovrà essere leggera. Insomma, le furbizie di Andrea Orlando si rivelano una cretinata dal punto di vista politico, con un autentico effetto boomerang.

Del resto, quando il premier ha presentato il suo governo alle Camera, non aveva  parlato di ulteriori proroghe al blocco dei licenziamenti. Una misura in vigore da febbraio 2020, più di qualunque altro Paese al mondo, che basava il suo fondamento sul fatto che lo Stato si facesse carico dei costi del personale con il riconoscimento della cassa integrazione emergenziale. Una logica ormai superata - ne dovrebbe essere consapevole anche il ministro Orlando - al punto che in nessuno dei testi preliminari del Sostegni bis si era parlato di una ulteriore proroga. Semmai occorre studiare come arrivare ad archiviare il blocco dei licenziamenti, partendo da incentivi alle aziende che manterranno intatti i posti di lavoro, e aiutando coloro che perderanno la propria occupazione.