Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Loggia Ungheria: la commedia tra Davigo e Morra deve finire

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Fermateli. E interrogateli fino a che non dicono la verità.
Il gioco al massacro (tra di loro) dei campioni del giustizialismo non può procedere oltre.
Attorno a questa misteriosa Loggia Ungheria di cui si favoleggia dopo gli interrogatori milanesi dell’avvocato Piero Amara con tanto di volantinaggio di verbali, si consumano vendette a suon di messaggi tra gente che conta.
Anche se da poco in pensione, Piercamillo Davigo - magistrato che sembrava in odor di santità terrena - è custode di quei verbali. Almeno questo è quello che si è appreso in una vicenda molto contorta.
Poi c’è l’altro, Nicola Morra, che è ancora presidente della commissione antimafia, che svillaneggia proprio l’ex magistrato.
“Mi ha fatto vedere un pezzo di verbale nella tromba delle scale al Csm”, dice in televisione il parlamentare manettaro la cui missione sembrava quella di mettere pace tra Davigo e un altro pm con cui era in lite, Sebastiano Ardita. Che però stava proprio in uno di quei verbali.
Anche Davigo va in tv nega di aver fatto vedere alcunché a Morra. Che a sua volta conferma tutto.
Ora, siccome è una vicenda che non riguarda più solo due persone, possiamo saperne tutti di più? E lo denuncia con nettezza anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che vede marcio in questa vicenda.

 

 


La questione della Loggia Ungheria sembra già una storia di ricatti su nomi che appaiono e scompaiono. E tutto può fare il presidente della commissione antimafia tranne che apparire come uno dei protagonisti della commedia.
Si sta giocando maledettamente con le istituzioni, compresa quella procura della Repubblica di Milano che non fa capire perché si è tenuta così a lungo quegli atti senza indagare i personaggi coinvolti.
Tornano i misteri di loggia ed è davvero grave. Ci vuole chiarezza. È materia che può incendiare.
Dettaglio finale: molte scene sono riprese sul palcoscenico del Csm e - ma non si sa se sono solo voci infondate - lambiscono gli uffici del Quirinale. Ce n’è abbastanza per dichiararsi stufi di trame che poi precipitano nell’oscurità. Ma la trasparenza è obbligatoria.