Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Davigo, occhio alla rivoluzione. Stavolta è contro...

Francesco Storace
  • a
  • a
  • a

Ancora non è scoppiata la rivoluzione. Ma non disperiamo. Piercamillo Davigo l’ha fatta franca ma non si sa per quanto.
Questa storia dei verbali di Amara, con la destra al potere, avrebbe provocato putiferi, tumulti, arresti.
Invece no.

 

 


Sono buoni buonisti. Uno spiffera a un pm di Milano che in giro c’è una loggia segreta che comanda e non succede nulla. Se ha detto la verità è uno scandalo su cui bisogna raccontare tutto. Se ha inventato tutto, va arrestato.
Non succede né una cosa né l’opposto. Si sa solo che Sergio Mattarella è irritato e l’imbarazzo è enorme perché non si trova una pomata che gliela faccia passare.
Per un giorno i quotidiani hanno taciuto nel nome del Primo Maggio, ma vogliamo capire se si sentiranno le sirene nei palazzi. Oppure quando comandano “loro” non si tocca nessuno?
Domanda: perché un verbale finisce nelle mani di Davigo e non - se proprio era da denuncia per autotutela del magistrato di Amara - direttamente con un atto formale al Csm?
Chi ha “consigliato” al Fatto e a Repubblica di non parlare di quella roba? Dice: era citato Conte. Ah già, se ne parla solo in presenza dei nomi di Berlusconi, Salvini e Meloni.

 

 


Stavolta Davigo la deve raccontare tutta. Il problema non è penale e se lo è sarà mestiere dei suoi colleghi e non nostro. Ma c’è una questione etica in quei verbali che gironzolano tra i palazzi e le redazioni. E qualche spiegazione alla pubblica opinione bisognerà pur darla.
Anche perché sennò l’onda di sfiducia che travolge le istituzioni sarà talmente alta che non si salverà nessuno. E se stanno tutti zitti, sia proprio Mattarella ad alzare la voce.
Dopo lo scandalo di Luca Palamara è sempre più inaccettabile che succeda tutto quello a cui assistiamo. Il senso dello Stato è morto. E la Repubblica italiana non sta tanto bene.