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La Dadone vuole droga per tutti. Col Covid nessuno conta più i morti per overdose

Francesco Storace
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La miglior difesa è l’attacco. Ma Fabiana Dadone non è su un ring di pugilato, bensì nel consiglio dei ministri della Repubblica italiana e anche lei ha il dovere del rispetto dell’istituzione che è stata chiamata a rappresentare. Per coprire le sue idee antiproibizioniste sulla droga, butta la palla in tribuna.
Sono giorni e giorni che fa la vittima sui social. Da twitter: “Sono incensurata, non assumo sostanze stupefacenti e affronto nel merito ogni questione politica. I miei detrattori possono dire lo stesso? I giovani devono sapere chi sono le persone che pretendono di dirgli cos'è giusto o sbagliato”. Il ministro non comprende che quelli che chiama suoi detrattori si muovono secondo un principio semplice semplice, facile da comprendere: drogarsi non è un diritto, ma un delitto contro se stessi e contro la società. E per questo ci si spaventa per la superficialità delle sue affermazioni.

 

 


Nei giorni scorsi aveva persino lanciato il guanto della sfida: “Sono stata attaccata per le mie posizioni antiproibizioniste da molti esponenti di destra. Qualcuno vuole farmi passare per drogata? Dimostriamo coerenza ai giovani, facciamo un bel test antidroga io e i parlamentari proibizionisti, diamo un segnale di coerenza ai giovani”. Di male in peggio, perché il test propone di farlo solo ad una parte del Parlamento e non agli amici suoi, dove evidentemente teme di trovare una valanga di canne depositate sul banco della Camera o del Senato.
No, ministro, lei può avere tutte le idee più strambe del mondo, ma finché è al governo di salvezza nazionale le è proibito – questo sì – di diffondere la cultura della morte solo perché la chiamano Eccellenza.

 

 


Già le morti per droga non si contano più oppure le si mischiano con i decessi da Covid in modo da non sapere nulla; che si debba però sottovalutare quello che accade sulla pelle di troppe decine di migliaia di persone è inaccettabile. Il ministro Dadone è meglio quando sta con le gambe all’aria sulla sua agiata scrivania che quando pronuncia sciocchezze che fanno solo del male.