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Dal ma anche di Veltroni al né né di Conte. Ma la stagione si è chiusa

Giuseppe Conte

Francesco Storace
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Da twitter: “La Carta del M5S di Conte: “Né destra né sinistra”.
Nè sopra nè sotto. Nè carne nè pesce. Nè freddo nè caldo. Nè alto nè basso. Nè bello nè brutto.
Esattamente come Conte...”.

 

 


Ed in effetti è proprio così. Si illudono i Cinque stelle se sperano di aver trovato l’America con un ex premier che pare già vecchio.
Come quando governava, Giuseppi scansa i problemi. Ed in effetti non ha detto ancora nulla di concreto sulle due questioni più delicate per il MoVimento: il doppio mandato e la cassaforte chiamata piattaforma Rousseau. Davide Casaleggio bussa a denari, ma nessuno ancora risponde.
Ma in fondo questi potrebbero essere fatti loro. Gli scappati di casa temono di dover cercare un lavoro e non sanno come fare. Però, emerge il vuoto delle idee. Quando non si sa che fare si adopera la parola più antidentitaria che ci sia: “inclusivo”. Pronunciata in malafede, vuol dire tutto e niente. Walter Veltroni la traduceva con ma anche. Giuseppe Conte con il più comodo “Né destra né sinistra”. Come se le visioni del mondo prescindessero dal posizionamento politico e ideale.

 

 


Comunque, si capisce la posizione di Conte. Uno che ha governato prima con la Lega contro il Pd e poi col Pd contro la Lega probabilmente non può dire altro. Ma questo significa affossare il diritto degli elettori a vedere rispettata la parola data prima delle urne, ci si trasforma in mentitori, alla meglio in saltimbanco.
Resta però un mistero come un progetto senza idee – magari con genericissimi riferimenti all’ambiente – possa affascinare chi fu entusiasmato da una rivoluzione finita nell’incoerenza assoluta.
È solo la disperata ricerca di un palcoscenico, quella che assilla Giuseppe Conte. Ma ha avuto la sua occasione e l’ha sciupata davvero malamente, a colpi di trasformismo e opportunismo. Una stagione chiusa, ormai.