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Speranza ha paura. E lancia la controffensiva mediatica

Francesco Storace
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È davvero una vergogna quello che sta accadendo. C’è un ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha una paura fottuta di perdere la poltrona. E usa il suo potere per condizionare il giornalismo d’inchiesta rispondendo solo a chi è accucciato alla sua volontà.

Quello che è successo tra la trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa e ben due pagine di Repubblica è semplicemente orrendo. E in molti si chiedono come sia possibile rinunciare al dovere di porre domande.

L’inchiesta sulla pandemia dei magistrati di Bergamo sta arrivando al ministero. Lo dimostra l’avviso di garanzia a Ranieri Guerra, direttore generale fino al 2017 e ancora oggi direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Carte nascoste, piano pandemico dimenticato, minacce contro la verità dei fatti, abusi in quantità industriale. E una rogatoria internazionale per chiedere all’Oms chi e perché si è assunto il compito di “tutelare” il governo italiano per le sue falle.

Non solo. A quanto pare c’è un’altra inchiesta, che colpisce l’ex commissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri. Dalle mascherine ai banchi a rotelle alla campagna vaccinale, ne avesse azzeccata una quell’uomo. I magistrati credono che ci siano anche responsabilità penali e procedono.

Parliamo, in un caso come nell’altro, di gente vicinissima a Roberto Speranza, incluso il presidente dell’istituto superiore di sanità, il suo capo di gabinetto e appunto l’ex commissario.

Di fronte a tutto questo, Fazio e la redazione di Repubblica hanno l’occasione di chiedere esaurienti spiegazioni al ministro, ma non c’è traccia di domande su entrambe le inchieste: veto di Speranza in cambio della “concessione” delle interviste?

Se è così, è davvero grave e va denunciato.

Se non è così, ci sono “intervistatori” che devono cambiare mestiere.

Perché l’Italia ha diritto a un giornalismo che non tema di dover fare domande scomode al potere politico. Lo pretendono anche centodiecimila morti.

E se non lo fanno i giornalisti, sia Mario Draghi a pretendere spiegazioni dal ministro che stima tanto. E magari perderà un po’ di fiducia in un signore tutt’altro che trasparente nei suoi comportamenti.

I ministri non possono scegliersi i giornali con cui parlare. Al massimo li leggono. Ma l’informazione è un diritto di tutti.