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La giustizia alla Palamara si schianta contro Salvini: non ha commesso reato

Francesco Storace
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È evidente che la richiesta del pm sul non luogo a procedere nei riguardi di Matteo Salvini è, per ora, solo una richiesta. Ma il 14 maggio sapremo, dall’ordinanza del giudice Nunzio Sarpietro, se l’ex ministro dell’Interno deve davvero essere processato per il caso Gregoretti.
L’accusa dice di no. Ed è comunque un fatto rilevante, perché dà una spallata all’incredibile manovra politica portata a compimento in Parlamento, quando il Senato diede il via libero al processo. A maggioranza. A maggioranza giallorossa, compresi i “complici” di Salvini: Conte e i ministri Cinque stelle.

 


Se vogliamo è questa la novità emersa nell’udienza dedicata alla discussione tra le parti a Catania. Salvini non solo non ha commesso alcun reato, secondo il pm Andrea Bonomo, ma ha agito assieme al governo di cui era ministro. E ancora: “C’era condivisione politica, continuata anche dopo l’uscita di Salvini dal governo come dimostra l’accordo di Malta”: sempre il pm a parlare, a conferma che il principio prima la ridistribuzione dei migranti, poi lo sbarco, era la linea dell’esecutivo.
Di fronte alle parole dell’accusa, dovremmo stare con le orecchie spalancate in direzione del Parlamento e dei palazzi della politica per ascoltare chi si vergogna della trama imbastita attorno al caso Gregoretti. Che con le parole del pm, se confermare dal giudice, possono anticipare i giudizi successivi che attendono il leader della Lega.

 


Chi sono? Quelli che pretendevano – e lo hanno pure votato - il processo a Salvini, ma è il pm a inchiodare – codice alla mano – l’assenza di una ipotesi di reato. La realtà è che i clandestini rimangono clandestini e lo Stato deve fare lo Stato. 
Ora occorrerà attendere la fatidica data del 14 maggio per la decisione del Gup, ma pare che la giustizia alla Palamara non possa più fare danni, a meno di un clamoroso ribaltone. 
Su tutto, campeggia la figura collezionata da quei Cinque stelle, che al governo con Salvini ne condivisero la scelta, come dimostrano inequivocabilmente le carte. 
Diciamo che se al tempo di Palamara Salvini aveva ragione ma andava attaccato, ora continua ad avere ragione e non possono attaccarlo.