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La sinistra insorge contro Draghi che non vuole le frontiere spalancate

Francesco Storace
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A sinistra il sogno è sempre lo stesso: l’invasione. Italia con le frontiere spalancate a milioni di clandestini provenienti dall’Africa.
Non si spiegherebbe altrimenti la levata di scudi contro Mario Draghi per le parole che ha pronunciato nella sua missione in Libia. Ha osato dire il premier: “Noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia ma il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario, e in questo senso l’Italia è uno dei pochi, forse l’unico Paese che continua a tenere attivi i corridoi umanitari”.

 


Apriti cielo, sono insorti i samaritani rossi del vento migratorio, quelli che non intendono frapporre ostacoli all’immigrazione clandestina.
Laura Boldrini, Matteo Orfini, le Ong, un nugolo di parlamentari di sinistra e attivisti di scorta a rimproverare il Presidente del Consiglio per aver detto l’unica cosa che si poteva finalmente dire.

 

 


Al punto che anche dall’opposizione – è il caso di Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia – sono arrivati apprezzamenti al premier: “Non può esistere una politica estera italiana che non parta dalla centralità dei rapporti con lo Stato che si affaccia sull’altra sponda del Mediterraneo centrale. Bene la scelta del presidente Draghi di rimarcarlo e di dedicare la sua prima visita all’estero alla Libia. L’impegno di ripartire da quanto lasciato nel 2011 dall’ultimo governo di centrodestra, prima dello scellerato attacco alla Libia voluto da Obama e Sarkozy e sostenuto dalla sinistra italiana, smentisce la disastrosa politica estera dell’ultimo decennio”. 
Note stonate, invece, solo dalla parte sinistra della coalizione di Draghi, a conferma che i vecchi tic sono tutt’altro che guariti.
Da quelle parti pensano che sia un obbligo italiano dover accogliere tutti e non si rendono proprio conto di quanta diffidenza sia ormai maturata nel nostro Paese per le politiche sulle frontiere spalancate. Non è più quel tempo – se mai lo è stato -  e piuttosto vanno trovate soluzioni serie al fenomeno migratorio. Non può essere sempre e solo l’Italia a doversene occupare.