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Conte e i Cinque stelle: l'uomo che non deve mai chiedere un voto

Francesco Storace
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Vorrei chiedere a Giuseppe Conte che concetto ha della democrazia. Qual è la regola per il consenso che dovrebbe servire per governare.
Perché finora egli ha dato prova esattamente del contrario.
In quale democrazia del mondo si agisce come quest’uomo non è dato di sapere.

 

 


Giuseppe Conte non lo conosceva nessuno. Un certo giorno è stato infilato nella “lista dei ministri” dei Cinque stelle, senza essere candidato né alla Camera né al Senato. Senza un comizio.
Senza un manifesto elettorale.
Senza un’apparizione televisiva.
Poi, venne il giorno in cui fu incoronato premier dal governo gialloverde, con i voti di Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
Dopo un anno, si alleò con i nemici di Salvini per fare il governo opposto dopo la crisi del primo esecutivo da lui presieduto.
Finalmente terminata la sua era a Palazzo Chigi, ora pretende di tornare a galla alla guida del Movimento Cinque stelle.
Senza un voto, ma con una semplice compaesana in streaming.
Lo statuto lo fa lui.
Alla piattaforma Rousseau ci pensa lui.
Alla “democrazia” interna ci pensa lui. Niente correnti, esclama, ci deve essere solo la sua.
Uno così è pericoloso davvero. Perché è il contrario della democrazia.
Sono anni che Giuseppe Conte sta ai vertici della politica senza essersi mai confrontato con il popolo. I voti non sono i like sui social e le sue bimbe di Facebook.

 


La politica è fatica, riguarda le persone, devi saper guardare in faccia la gente. Lui ha di fronte solo il suo computer e pensa di aver scalato la montagna del consenso.
Tutto questo comporta massima pena per la democrazia diretta che propugnavano i Cinque stelle: il plebiscito senza voti non si era mai visto nelle democrazie.
Ed è ridicolo l’atteggiamento riverente del Pd. Il partito delle primarie, del resto, ha “eletto” il suo nuovo leader a colpi di mouse nella propria assemblea nazionale. La virtù si è definitivamente trasformata in virtualità.