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L'umiltà che manca a Roberto Speranza, il ministro vinavil della Salute

Francesco Storace
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La faccia tosta di Roberto Speranza è insuperabile. Al ministero della Salute si è incollato col vinavil grazie a chi lo ha ossidato alla poltrona e ogni giorno ne spara una. Come quella che subito ti fa pensare ad un colpo di sole di quelli tosti: “Chi ci racconta che siamo messi come un anno fa dice una cosa clamorosamente non vera”. 

 


Sacrosanta la risposta di Giorgia Meloni: “Speranza lo vada a raccontare ai milioni di italiani in ginocchio a causa della loro disastrosa gestione dell’epidemia”. Se lo meritava.
Nell’ordine: sono sparite montagne di mascherine e di soldi pubblici; oltre centomila morti, anche perché al personale sanitario sono stati dati dispositivi di protezioni non idonei e qualcuno dovrà pagare; ignorati gli allarmi del Cts su trasporti e scuola; campagna di vaccinazione pensando alle primule e non agli italiani; ritardi enormi nell’arrivo delle dosi necessarie. E ancora parla questo ministro?
Speranza è un ministro che non ha un briciolo di umiltà. Era talmente pieno di sé che aveva scritto un libro sulla vittoria sulla pandemia che poi è stato costretto a ritirare. È talmente insicuro, però, che i giornalisti non allineati alla sua volontà non possono fargli domande. Al punto che ci si dovrebbe chiedere perché pagare uno stipendio pieno al suo portavoce, retribuito con soldi pubblici solo per dire no.

 


Il bello è che in Germania una come Angela Merkel si scusa con i cittadini per gli errori commessi. Lui, no, li sfotte, e se ne esce con quella frase sull’anno trascorso in mascherina e col valzer di colori nelle varie regioni d’Italia.
Ora che però Matteo Salvini gli chiede di consentire di respirare nelle zone in cui il virus cala, lui continua a dire di no. Deve dimostrare che comanda.
Adesso si vanta del nulla e omette di ricordare il cambio della guardia al commissariato per l’emergenza. Prima c’era Arcuri e ora Figliuolo. Il cambio di passo lo decidono loro, lui sta solo a fare comunicati. E prepotenze.