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Indagano sul nulla in Sicilia. Ma sulle mascherine che hanno provocato morti in pochi ne parlano

Francesco Storace
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Quando avrete scoperto che in Sicilia non è stato commesso alcun reato – le parole non lo sono – i magistrati magari prima o poi spiegheranno alla pubblica opinione perché non si debba pensare ad un circuito mediatico giudiziario con due pesi e due misure.
Perché mentre si fa frastuono da prima pagina per l’uso dei dati statistici da parte dei dirigenti (e non dell’assessore, “punito” per una frase uscita chissà come) trova pochissima eco l’indagine, ben più pesante, sulle mascherine del commissariato all’emergenza dell’epoca Arcuri, scarseggiano le notizie.

 


Eppure stiamo parlando di dispositivi dannosi alla salute per una percentuale di infezione pari al 90 per cento. Medici e infermieri che indossavano quelle mascherine – ha ricordato Franco Bechis su Il Tempo – hanno rischiato la vita in nove casi su dieci. Una notizia che dovrebbe far strabuzzare gli occhi. Invece si è scelta – tranne rarissime eccezioni – la via del silenzio.

 

 

Il silenzio complice. Che è quello che esalta il nulla rispetto a ciò che fa male davvero. Perché anche se fosse vero – ed è da dimostrare che sia accaduto, non bastano le veline provenienti da Trapani – che si sono gonfiati o sgonfiati i numeri dei decessi siciliani, questo non poteva comportare alcuna conseguenza sulle zone rosse, arancioni o gialle. Perché le cifre sui morti non stanno negli indicatori ministeriali. E la spiegazione è semplice: le “zone” servono ad evitare che il virus si propaghi. Chi ci ha rimesso le penne, purtroppo, non torna in vita.
Con le mascherine invece si danneggia proprio la vita della gente se non sono in regole. E soprattutto se le persone in questione stanno in corsia. Chissà se i magistrati ci faranno sapere se è andata così, se la decimazione di medici e infermieri è stata dovuta anche ai dispositivi non idonei. Perché qualcuno dovrà pagare la superficialità negli acquisti.
Dobbiamo dire che la fiducia cala di giorno in giorno. Perché, a proposito di mascherine, ancora non sappiamo nulla di chi deve pagare anche gli errori commessi nella regione Lazio. Non è roba da ladri di polli, ma una cosa grave in cui sono stati sperperati milioni di fondi pubblici. Ma il Lazio non è la Sicilia e quindi…