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Il Pd cerca il Papa straniero. Non vanno bene i parlamentari, reclutano il leader dall'esilio

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Si odiano, nessuno si fida dell’altro. E adesso il Pd è costretto a mettersi a caccia del Papa straniero, che ha le sembianze di Enrico Letta, di cui fecero a meno qualche anno addietro. Bastò una riunione della direzione del partito per cacciarlo addirittura da Palazzo Chigi. Sono precipitati proprio nei guai con le avventate dimissioni di Nicola Zingaretti, il quale ogni giorno che passa sfoglia la margherita chiedendosi se ha fatto bene o ha fatto male.

La notiziona del gran ritorno da Parigi di Enrico Letta indubbiamente fa riflettere. Come disse Nicola: “La vergogna del mio partito”. E loro lo confermano. Non c’è un deputato, non c’è un senatore che possa essere considerato degno di ascendere alla guida del Nazareno. Le correnti si sabotano tra di loro, e vogliono continuare a comandare. È bastato far sparire Zingaretti e comincia a sparire perfino la richiesta di congresso anticipato, fatte salve le fazioni post renziani che temono la vendetta del poco sereno Enrico Letta.

E poi, proprio lui, Letta. Ma veramente sono sicuri che ci stia a tornare in Patria per fare da semplice reggente? È ovvio che se lo si richiama dall’esilio, il minimo sindacale che possa pretendere e gli si debba concedere sta nella tranquillità temporale di arrivare alle elezioni per il rinnovo del Quirinale (2022) e Politiche (2023), liste comprese. Sennò quello se ne resta a Parigi.

Non può essere casuale la sua richiesta di 48 ore di riflessione, che poi nella politica al tempo dei social sono un tempo straordinariamente lungo. Che forse Letta si prende per evitare ulteriori candidature in campo. Se c’è solo lui è più facile dettare condizioni ed enumerare le teste che devono rotolare.

Pretendere genuflessioni dagli ex renziani, dovrà decidere che identità dare ad un partito crocifisso persino da Rocco Casalino, che lo dipinge come pieno di cancri da estirpare. Ma al Pd serve un segretario e non un chirurgo oncologico.