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Qualcuno potrebbe cominciare a dire che Conte porta sfiga

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Di qui a qualche tempo potremmo vedere su twitter l’hashtag #Conteportasfiga.

Ha rovinato i Cinque stelle.

Ha provocato guai a Nicola Zingaretti.

Ha lasciato in mezzo alla strada i poveri responsabili.

Sarebbe di pessimo gusto appiccicargli pure la pandemia, ma non c’è dubbio che Giuseppe Conte potrebbe vedere un gatto nero toccarsi al suo passaggio.

E fa un po’ sorridere questa sua immagine di avveduto uomo neo(politico) in grado di risollevare le sorti del centrosinistra, del Pd, dei Cinque stelle. Finora è servito solo al suocero.

Ma tutto questo dà l’idea della pochezza di una classe dirigente politica che si deve ogni volta affidare ad un uomo del destino che abbia come precondizioni quella di non essere mai votato da almeno un cittadino.

Ora tocca a Draghi, che almeno non pretende di insegnare la politica a chi lo sostiene al governo. Certo, il nuovo premier non fa toccare palla a nessuno su quelle che sono le sue competenze, ma è difficile immaginare che Draghi si sia messo in testa di fare pure lui un suo partito o roba del genere.

Ecco l’errore di Conte e di quelli che gli sono andati appresso. Si è illuso – si sono illusi – che bastassero i riflettori di Palazzo Chigi per avere le vele gonfiate dal vento. No, non è così, non basta il potere.

Gli stessi sondaggi sono effimeri, anche se capaci di alternare euforia e depressione. Basti pensare a che cosa è accaduto nel Pd quando si sono viste le cifre che attribuiscono il sorpasso dei Cinque stelle. E giù botte al povero Zingaretti che ha chiamato l’out. Eppure a travolgerli è bastato il 2 per cento che danno a Matteo Renzi.

Sono deboli, soprattutto nel centrosinistra grillinizzato, i politici che vanno per la maggiore. Esposti al tweet. E meno male che dalle parti del centrodestra almeno i social li sanno usare…