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Orfani di Conte: ieri il M5s, oggi il Pd

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In pratica, anziché farsi un suo partito, Conte ha preso all’asta quello che c’era. Non ha avuto bisogno dunque di fondare quello nuovo, i pentastellati lo hanno pregato a mani giunte.

E così quelli dello streaming e della partecipazione via Rousseau si sono ritrovati il leader grazie ad un summit tra pochi all’hotel Forum di Roma. Il che non è davvero il massimo quanto a partecipazione...

Il premier fallito dopo due anni e passa di governi ha un giocattolo che diventa suo tra le mani e addio sogni rivoluzionari. Perché i grillini passano da portavoce a portaborse: l’importante è scansare il terrore del voto per un altro po’ di tempo.

Ma d’altronde è anche giusto che chi temeva per la propria sorte ci provi ora a rimettersi in carreggiata.

Chi sta peggio è il Pd che le ha sbagliate tutte. Il povero Nicola Zingaretti rischia davvero l’assedio dei suoi e lo stratega Goffredo Bettini farà bene a evitare di impegnarsi troppo nelle prossime ore.

O Conte o voto, e il Pd ha invece dovuto virare su Mario Draghi proprio per non precipitare alle elezioni anticipate.

Poi Conte comunque riferimento dei progressisti, ma l’ex premier sceglie una strada propria e lascia il Pd in mezzo al caos, dopo esserne stato incoronato.

Ovviamente, a piangere sono pure i poveri responsabili che prima sognavano il Conte ter, poi il partito di Conte e ora non hanno né l’uno né l’altro. Tanti saluti in particolare a Renata Polverini e Maria Rosaria Rossi, fregate dall’eccesso di furbizia (presunta).

E ci mancava pure il capitombolo Arcuri che anche il Pd si era intestardito a difendere contro Matteo Salvini. Perdendo anche questa “battaglia”. Ci vorrebbe un po’ più di cautela. Ma pare che la prudenza non sia più di casa da quelle parti e continuano a sbagliare mosse. La prossima sull’immigrazione: scommettiamo?