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Al Viminale il problema si chiama Scalfarotto e non Molteni

Francesco Storace
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Nel Pd i mal di pancia li provoca il Viminale. Nel ministero guidato da Luciana Lamorgese è tornato un leghista. Che poi è quello che c’era prima, Nicola Molteni, e che lavorò molto all’elaborazione dei decreti Salvini col suo leader ministro.
I piddini non riescono a riprendersi dal lutto dell’uscita dal ministero (come la Lamorgese fosse una loro nemica) dove non hanno più sottosegretari e sparano ad alzo zero proprio contro la Lega.

 


Il che fa un po’ sorridere. Hanno dimenticato l’odio contro Matteo Renzi, evidentemente. Perché qualche problema in più, parlando di sicurezza, dovrebbe provocarglielo invece la nomina di Ivan Scalfarotto, che al Viminale portarono proprio loro, prima che si facesse rapire da Renzi.
Ebbene, Scalfarotto è un signore che da deputato non ancora al governo, nell’estate 2019, ebbe la straordinaria pensata di andarsene a Regina Coeli a trovare due giovanotti americani che avevano appena ammazzato a coltellate il carabiniere Mario Cerciello Rega.
Quella visita in carcere suscitò un uragano di polemiche. Eppure, per Nicola Zingaretti – che pure negò pubblicamente l’avallo a quella sciagurata iniziativa – non fu sufficiente ad impedire la nomina di Scalfarotto a sottosegretario, seppure agli esteri, magari tenendosi buoni gli americani desiderosi di riavere in Patria gli assassini.

 


E adesso che Scalfarotto sta proprio al Viminale, loro se la prendono invece con Nicola Molteni, perché appartenere alla Lega deve essere più grave della solidarietà mascherata da atto ispettivo ai due criminali d’Oltreoceano.
Non ne azzeccano una, i signori del Pd, ma questa volta stanno davvero superando ogni limite. Sono entrati al governo pensando di poterne essere i padroni e ora imbracciano il fucile – non il coltello – contro gli uomini di Salvini. Dimenticando che per la pubblica opinione il ricordo di quel carabiniere non merita di essere oltraggiato da una nomina davvero inopportuna. Probabilmente lo stesso Mario Draghi non era a conoscenza dei trascorsi di Scalfarotto. E farebbe bene quantomeno a chiedergli – se proprio non può fare a meno di una poltrona di governo – di andare in un altro ministero. Per fare meno danni alla Nazione. E alla giustizia.