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Anche Draghi ha il dovere della trasparenza. A partire da Arcuri

Francesco Storace
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Ci vorrebbe una via di mezzo anche per il presidente Mario Draghi. Da lui nessuno chiede di farsi prendere dalla bulimia comunicativa di Giuseppe Conte. L’ex premier esagerava assai con le sue dirette Facebook quando faceva calare il terrore con il favore della tenebre nelle case degli italiani.

Adesso siamo nella condizione assolutamente opposta, in cui a farla da padrone è il silenzio agghiacciante di Draghi che non rilascia interviste a nessuno e non fa conferenze stampa. Tendendo a escludere che individui nemici nei giornalisti, c’è una domanda a cui però il presidente del Consiglio deve rispondere.

E' la domanda di trasparenza quella che esige un’esposizione positiva del premier, perché sono gli italiani ad avere il diritto - dopo un anno di privazioni - a sapere quali sono le premesse su chi si fondano i vari provvedimenti. Soprattutto se la musica non dovesse cambiare e restare quella di prima.

Sapere che cosa si vuole cambiare - nelle regole anti Covid - e che cosa si vuole mantenere è decisivo per il nostro popolo perché la sensazione finora prevalente è stata quella fondata sul pressappochismo, come dilettanti allo sbaraglio che non sapevano che pesci prendere.

Ad esempio, non sfuggirà a Draghi quanta perplessità su alcune conferme ministeriali alle quali è stato costretto e, si dice, non per sua volontà. Le nomine confermate di Luciana Lamorgese e Roberto Speranza hanno provocato grossi mugugni.

Ancora di più mister pieni poteri, al secolo Domenico Arcuri, che pare l’intoccabile nonostante mille errori a lui imputati. Che cosa deve accadere ancora per sostituire il commissario all’emergenza? E come mai non sente lui stesso il dovere di rimettere nelle mani del nuovo premier i suoi troppi mandati?

Su questo Draghi ha il dovere di essere limpido e spiegare che cosa intende fare. A Palazzo Chigi ci sta per garantire noi tutti e non Domenico Arcuri.