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Sorpresa al Senato, dove la maggioranza di governo è a destra

Francesco Storace
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Sorpresa Senato per Mario Draghi, che alla fine si dovrà tenere buono il centrodestra per la maggioranza di governo. Già, perché il voto di fiducia a Palazzo Madama parla chiaro. La fuga dei grillini ha reso indispensabili Lega e Forza Italia.
I numeri parlano chiaro: tra Pd, M5s e Leu hanno votato sì a Draghi 108 senatori, 111 quelli di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Poi ci sono i “responsabili” da una parte e dall’altra, ma il dato politico quello resta.

 

 


Da qui, anche se Carnevale è passato, si intuisce come vadano in frantumi tutte le chiacchiere che accreditano il premier in funzione anti Lega. Tutt’altro: il presidente della Repubblica ha lanciato l’appello per la salvezza nazionale e a destra chi ha detto sì lo ha fatto con lealtà e spirito di servizio verso la Nazione. Dall’altra parte, da quelli che ancora rimpiangono Giuseppe Conte e il suo pessimo governo, c’è stata una specie di costrizione a votare l’esecutivo. Ma in troppo non ci stanno.
Ed è davvero significativo questo elemento, perché se non altro smentisce la catastrofe prevista da chi parla di esecutivo “a sinistra”. Al Senato ci sono numeri inesorabili con i quali fare i conti. Tanto più per l’infantilismo di una sinistra che inventa l’intergruppo parlamentare con i grillini che ha l’unico risultato di allontanare ancora di più da se la formazione politica di Matteo Renzi con il suo gruppo di senatori. Applausi per chi ha inventato una strategia di autentica autodistruzione.

 

 

“Ho la sensazione che chi pensava che saremmo stati ininfluenti ha sbagliato”, twitta perfidamente sui social Claudio Borghi, esponente leghista di primo piano. Ed è la verità, nessuno si potrà permettere di remare contro da sinistra contro una maggioranza che ha detto sì a Sergio Mattarella. Non c’è dubbio che Salvini abbia azzeccato la mossa e che ne vedremo ancora delle belle. Lo spettacolo è appena cominciato.
Si rassegni chi vuole sabotare l’esecutivo che ha mandato in disperazione gli orfani di Giuseppe Conte. E lo comprenda anche chi intona slogan sbagliatissimi: perché se il centrodestra fosse stato tutto uniti non ci sarebbe stata alcuna stecca neppure nel discorso – dovuto – del neopresidente del Consiglio.