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Anche lo chef La Mantia chiude. Draghi ha davanti a sé una mina sociale

Francesco Storace
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E' una botta sullo stomaco sapere dal Corrierone che un mito della cucina italiana deve lavorare presso un suo collega. Accade a Milano e l’articolo passa di mano in mano, oltre che via whatsapp fra tanti parlamentari increduli. Filippo La Mantia, 60 anni, chef di straordinario valore, è rimasto senza il ristorante. “Non mi era mai successo in vent’anni di carriera. E sono un imprenditore indebitato: pure questo non mi era mai successo, mi fa male anche solo dirlo. La pandemia è stata una botta pazzesca ma in un qualche modo mi sento salvato. Da un collega e amico, Giancarlo Morelli. E dalla speranza che mi ha dato con il suo gesto: farmi spazio nella sua cucina”.

Senza più il suo locale in piazza Risorgimento a Milano — aveva annunciato a fine agosto che lo avrebbe chiuso, "Con 31 mila euro al mese di affitto e pochissimi introiti non reggo", aveva detto — prepara i suoi piatti per il delivery e l’asporto al "Bulk", il ristorante dell’hotel Viu (Via Fioravanti, zona Chinatown) gestito dallo chef bergamasco Giancarlo Morelli. Da queste parole si comprende ancora più facilmente il disastro combinato dal governo Conte: altro che ristori, la gente è ridotta a sbarcare il lunario confidando nella generosità di amici che stanno meglio sul posto di lavoro.

In quella sala c’è Mario Draghi, alle prese con i partiti per le consultazioni. Ma di fronte a sé ha un’Italia disperata che chiede aiuto perché la pandemia non l’ha provocata il mondo della produzione.

La Mantia non era mica solo. E grazie al suo collega ha potuto richiamare al lavoro quattro dei suoi 20 dipendenti (gli altri 16 sono ancora in cassa integrazione). Eh sì, c’è anche la questione del lavoro dei dipendenti.

Il nuovo governo rischia di avere di fronte a sé una mina sociale e deve risolverla con immediatezza. Moltiplicate il caso La Mantia per quello che potrebbe succedere da fine marzo, quando potrebbe non essere più in vigore il blocco dei licenziamenti. Auguri presidente.