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I grillini vogliono “garanzie” da Draghi. Che li metterà alla porta se Conte insiste

Francesco Storace
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Quando Mario Draghi scenderà sulla Terra, si troverà di fronte di nuovo la delegazione dei Cinque stelle. E scuoterà la testa dentro di sé, senza darlo troppo a vedere.

Perché planeranno sul suo tavolo le richieste più astruse per la formazione del governo. E magari pure la richiesta di attendere un momentino per salire al Colle che loro devono sentire quelli della piattaforma Rousseau.

Stanno facendo un casino tale che la metà basta, gli inconcludenti grillini. Tra direttivi e presidenti di commissione, stanno accumulando una pila enorme di documenti da consegnare a Draghi per tentare di giustificare come sia possibile passare in 24 ore dal sì al no.

E poi, i dissidenti, che si contano in una quarantina. Tra Camera e Senato potrebbero essere dolori seri per il nuovo esecutivo. Garanzie, chiedono. Le chiedono a Draghi. E poi magari a Sergio Mattarella. Non hanno capito nulla della natura del governo che nasce. “Salvezza nazionale” è il conio; e l’assenza di formule politiche precostituite il requisito. Prendere o lasciare. Sapendo che se lasci non c’è un altro governo, ma stavolta c’è davvero il voto anticipato.

Quando incontreranno Draghi l’unica loro arma sarà la paura. Ma non potrà essere usata contro il premier incaricato. Che ne ha una – di arma – ancora più forte: la rinuncia all’incarico.

Moriranno pazzi i Cinque stelle, che non sono nella condizione di contare alcunché. Esibiranno qualche “vittoria” di facciata, ma resteranno col nulla in mano. Dovranno accontentarsi dello stipendio parlamentare, finché dura. Altro che le “condizioni” pretese da Giuseppe Conte, lo statista de’ noantri che tenta di darsi un tono alzando la voce dietro le quinte.

“Costringere Matteo Salvini a restare fuori”, è lo slogan del premier in uscita. Perché Conte sperava di aver fatto fuori definitivamente il leader leghista dalla scena politica e invece se lo trova di nuovo davanti.

A forza di eccitare i dissidenti, Conte rischia di provocare la scissione tra i pentastellati, nonostante all’esterno dica che lui vuole “dare una mano”. Alla discesa, probabilmente.