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Il fallimento di Conte ha restituito centralità a Matteo Salvini

Francesco Storace
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Non serve minacciare barricate se non si sa che cosa c’è dietro l’incarico di governo a Mario Draghi. E colpisce in queste ore l’atteggiamento tutt’altro che estremista di Matteo Salvini, pronto a vedere le carte del premier designato da Sergio Mattarella.

 


Il disastroso capolavoro che ha messo fine al Conte 2 ha restituito al leader della Lega e del centrodestra una nuova centralità politica. Certo, da una parte ha la pressione di Forza Italia per imbarcarsi sulla nave di Draghi, dall’altra il no di Giorgia Meloni, ma la rotta del Capitano oggi è un’altra.
Perché Salvini sa fare di numero e sa che non basta la semplice maggioranza di seggi – se c’è - per un governo guidato da una personalità così importante. I numeri sono decisivi anche per il lavoro parlamentare e la Lega è decisiva per far partire o no il nuovo esecutivo.
Di qui l’attenzione ai programmi. Perché per evitare elezioni immediate – che anche per Salvini restano la via maestra – ci sono cose da chiarire. Basti pensare a quota 100. O ad una seria campagna vaccinale contro l Covid. E ancora le politiche migratorie o la rimessa in carreggiata di categorie sconvolte dalla pandemia. E come si intende gestire il Recovery fund, quale livello di pressione fiscale sia accettabile per Draghi, che cosa si voglia fare delle case degli italiani.

 

 

Temi veri, ai quali dover rispondere. Problemi dei cittadini, non poltrone di governo. E se Draghi convince la Lega, il suo governo del Presidente – visto come lo ha sostenuto Mattarella dal Colle – potrà salpare. 
Ma avanti a tutto c’è anche una grande questione democratica. La data del voto, che non è indifferente. Esattamente come il perimetro della coalizione di governo. Perché i temi indicati hanno risposte alternative dalla destra e dalla sinistra. Non conviene neanche a Draghi una partenza all’insegna della confusione programmatica. Proprio perché il suo è un nome impegnativo non può permettersi passi falsi. Questo è il momento in cui in Europa e nel mondo si guarda all’Italia e Draghi non può certo sfigurare.