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Mai puntare a separare un partito dal suo leader

Francesco Storace
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Se c’è una cosa particolarmente stupida in politica è il tentativo di separare un partito dal suo leader. Perché lo scontro diventa sanguinoso, gli insulti la regola, la rottura inevitabile.

Non sono molto intelligenti gli inviti ai parlamentari di Italia Viva a distinguersi da Matteo Renzi: anzitutto perché è difficile ottenere l’effetto desiderato (a meno che il desiderio sia solo quello di far cadere semplicemente Conte, come pare dal Pd). E poi perché si acuiscono le tensioni.

“La mia creatura non la tocca nessuno”: tra partito e leader è come in famiglia, guai a mettersi in mezzo.

Certo, due o tre traditori li puoi anche pescare dal mazzo, ma stai tranquillo che appena capita tradiranno anche te. Non serve proprio a nulla.

Nelle crisi politiche ci si cimenta con i capi; dai loro Giuda interni al massimo si può puntare a carpire informazioni, ma nulla di più.

Invece, in questa stranissima storia che dovrebbe portarci al Conte ter stanno facendo di tutto per non far salpare la nave. In casa grillina si temono le elezioni come il tacchino il Natale. E i più furbi hanno deciso di menare su Renzi con un solo scopo: mantenere Conte a Palazzo Chigi per volare con lui alle elezioni, nella sua lista.

Solo così tenteranno di salvare le chiappe e pazienza se il potere passerà di mano.

Una strategia cinica, ordita soprattutto da Alessandro Di Battista e dai suoi per far fuori anche i nemici interni al Movimento.

Questa è la “nuova” classe dirigente che un voto sciagurato ha proiettato nell’Olimpo della politica.

Adesso pretendono di dare le carte solo per garantirsi i fatti loro. Ed è il motivo per cui il Conte ter rischia di schiantarsi nella culla. Ciascuno vuole essere determinante a modo suo, tutto assieme precipiteranno nell’abisso.

Speriamo solo che arrivi il giro di boa prima del previsto. Che si possa tornare alle urne e fare i conti con la coscienza di ciascuno per scegliere finalmente una classe dirigente responsabile e di livello superiore a quella pessima di oggi.

Davvero gli auguri vanno fatti all’Italia.