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Sui soldi dall'Europa ha ragione Renzi. Nel Pd parte la caccia alle spiegazioni

Francesco Storace
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Ora una cosa va spiegata. Nei bar accanto al Palazzo, in questa domenica si discuteva animatamente. A Roma ci sono due deputati della commissione bilancio che intendono chiedere al presidente Melilli (Pd) come stanno le cose. Entrambi sono di maggioranza e nessuno dei due è di Italia Viva.

Gualtieri ci ha preso in giro e Renzi ha solo detto la verità”. Parlano del Recovery Plan Italiano ‘’bocciato’’ da Bruxelles, stando alle indiscrezioni. E si tratta del documento per il quale Italia Viva ha scatenato il pandemonio di governo.

Gualtieri non lo aveva nemmeno letto”, l’accusa di Renzi. Invece la Commissione europea ha letto la bozza e ha fatto sapere al Quirinale che quei quattrini - 209 miliardi - rischiamo di sognarceli.

Il bello è che questa storia ormai la sanno tutti e i giornali tedeschi hanno attribuito al premier italiano la volontà di spendere "i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari".

Ora, di fronte a tutto questo lo sconcerto è evidente. E siccome quando i tempi sono bui emergono i “coraggiosi”, ecco perché quei due deputati sono pronti ad andare in commissione Bilancio per farsi dare tutte le carte.

Perché è inaccettabile che sul futuro delle prossime generazioni “uno come Conte, che non ha preso neppure un voto, si permetta di imbrogliare il popolo. E chi se ne frega se Zingaretti lo sopporta ancora. Noi non vogliamo farci menare dai nostri”.

Insomma, clima incandescente e la crisi di governo ne è solo una conseguenza.

Tempo addietro proprio il segretario del Pd confidava ad un amico, mentre Renzi cominciava a picconare Conte e prima delle dimissioni delle sue ministre, che “quello che accade è normale: se uno non ti ascolta prima o poi esplodi”.

Il problema è che Zingaretti ha dubitato che Renzi andasse fino in fondo e quei due suoi deputati che vogliono “interrogare” il presidente della commissione bilancio non ci stanno più a farsi prendere per il naso.

Anche per questo solo adesso Zingaretti si accorge del problema e mette davanti a tutto la delega - da ministro o da sottosegretario - al suo vice Andrea Orlando per la gestione del Recovery Fund.