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Riecco le Sardine in guerra: ovviamente dalla parte del più forte. Con Conte contro Renzi

Francesco Storace
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Chissà quanto saranno rimasti turbati, gli italiani, dalla lunga assenza delle sardine dal palcoscenico della politica. Nate contro Salvini, le comparse messe su per qualche mese dalla sinistra sembravano aver già smesso di “operare”. Niente raduni, schiamazzi, Benetton: tutto pareva finito, quando si è ripresentata l’occasione propizia. Magari, infilandosi nella lite di governo, si mendica qualcosa di buono a condizione di scegliere la parte che sembra più munifica.

A far suonare la sveglia ci ha pensato una non comune avversione al nome Matteo: questa volta si tratta di Renzi.

Se le sardine tornano in campo questa volta è proprio per lui: non bastavano Marco Travaglio con il suo Fatto Quotidiano e Andrea Scanzi, esperto in misfatti e insulti che superano ogni censura sui social, adesso è la guardia scelta di Palazzo Chigi il ruolo a cui aspirano gli scapestrati nati a Bologna. E con un possente monito social hanno fatto sentire la loro voce decisiva: “Questo colpire costantemente ai fianchi mina la credibilità della Politica e delegittima le istituzioni”. Ricordano Oscar Luigi Scalfaro e il suo celebre “non ci sto!”.

“C'è un limite di decenza e di responsabilità che non dovrebbe mai essere valicato – continua il predicozzo sardiniano - soprattutto nel pieno di un'emergenza planetaria. Quel limite l’on #Renzi l’ha superato”.

Sembrano giovani, anche se il linguaggio è abbastanza ottocentesco. Pure loro con l’allarme, che per carità è giustificato, ma ci si chiedeva oggi in un palazzo di Montecitorio che per la verità era giustamente più attento ad altre notizie e dichiarazioni: e come mai stavolta costoro non dicono neppure una parola all’indirizzo del premier guastafeste?

Anche loro ammaliati da Giuseppe Conte e facilmente schierati contro il più debole della compagnia, Matteo Renzi. Se il capo di Italia Viva dovesse cedere nella trattativa ormai aperta, essi sarebbero persino capaci di rivendicarne il merito a battere cassa. Nel fantastico modo dell’avvocato del popolo può succedere anche questo. In fondo, ce lo meritiamo un po’.