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A Siena il Pd si gioca tutto: Mps e il segretario Letta

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Quello che sta accadendo a Siena avrebbe del comico se le conseguenze non ricadessero sulle tasche delle prossime tre, quattro generazioni di italiani. Dopo ormai dieci anni dalla nefasta acquisizione di Antoneveneta non sono bastati i ripetuti piani di salvataggio, le dismissioni, le migliaia di licenziamenti, l’ingresso dello Stato (a suon di miliardi) per salvare il fu glorioso Monte. Gli stessi che hanno lasciato mani libere nella nefasta e disastrosa acquisizione di Antonveneta a Giuseppe Mussari (pagata l’astronomica cifra di 16 miliardi – 9 per l’istituto e 7 per ripianarne i debiti – seppur valesse circa 4 perché già spogliata da Santander) stanno ora tentando di tutto pur di piazzarla a Unicredit. Ovviamente ripulita e vestita a nuovo. È di ieri la notizia di un prossimo aumento di capitale da tre miliardi da parte del Ministero del tesoro. Notizia anticipata da Bloomberg e da nessuno smentita, neppure il Mef.

Ma Unicredit, si dirà, non ha ripetuto per quasi un anno e con assoluta fermezza il proprio totale disinteresse per l’acquisizione? Si. È così. L’amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, è stato perentorio. Ma nel frattempo sono cambiate un po’ di cose. Intanto il Mef ha garantito che sarà consegnata una Rocca Salimbeni tirata a lucido e questo non significa pavimenti puliti e vetri lindi ma conti privi di passività che verrebbero ripianati interamente dallo Stato (tradotto: gli italiani). Nel dubbio però che in Unicredit qualcuno potesse non fidarsi pienamente, nel board a fine 2020 è stato designato presidente Pier Carlo Padoan, ex ministro delle finanze nonché parlamentare del Pd eletto nella città di Siena, seppur sia nato a Roma: i paracaduti Dem si aprono sempre. Padoan deve essere stato convincente perché non solo Unicredit ha aperto alla fusione ma l’ad Mustier, ad aprile 2021 ha lasciato l’istituto di credito. Il Financial Times ha sintetizzato cosi l’accaduto: “Uno stimato amministratore delegato viene estromesso dal suo incarico per la proposta che Unicredit salvi il Monte dei Paschi di Siena”. Ma certo gli esperti di finanza londinesi che ne sanno dell’Italia? E della capacità del Pd di guidare le banche? Malfidati, ovvio.

Certo è che il Financial scriveva così nel dicembre 2020 e fino a marzo Mustier e Unicredit hanno negato in ogni modo il minimo interesse a Mps, poi, con l’uscita di Mustier ad aprile, tutto è rapidamente cambiato e Rocca Salimbeni è diventato un obiettivo interessante e a luglio è stato avviato il dialogo per la fusione. Ora il Mef è pronto a mettere altri 3 miliardi (dei cittadini) per agevolare l’opera di Padoan. Magie dei banchieri Pd. Come quelle che fece Mussari, del resto. Lui che sosteneva i giovani di Fassino, che attraverso la Fondazione negli anni tra il 2001 e 2010 ha lautamente aiutato chiunque (dei dem) lo chiedesse, indimenticabili i 120 mila euro che ogni 12 mesi partivano da Siena per raggiungere il circolo del tennis di Orbetello al quale era tanto legato Giuliano Amato, talmente legato che una volta si accorse che la Fondazione aveva stanziato meno della metà della solita cifra e chiamò allarmato Mussari pregandolo di colmare il gap. Ci mancherebbe. Mussari poi conquistò la poltrona più alta dell’Abi. Meritatissima.

Ora il Monte è ridotto a una banchetta che deve ricorrere alle soldi dei cittadini ma quando c’era lui la banca era ricca, ricchissima. Negli anni in cui Mussari è stato presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena dalle casse sono usciti oltre 20 miliardi. Nei soli 36 mesi precedenti alla sua nomina alla guida della banca Mps la Fondazione ha speso oltre 17 miliardi dei quali hanno beneficiato in molti. Non solo il circolo del tennis di Orbetello, tutt’altro, quello ha preso briciole. Gli estratti conto sono allegati agli atti dell’indagine sull’aeroporto di Ampugnano e scorrendoli si trova di tutto: dalle fondazioni legate alla Cgil alle Acli, Comuni, Province, associazioni di ogni genere. Non c’è rimasto nulla di quei tempi sfavillanti e non torneranno più. Ora tocca a Unicredit.

Si vedrà se l’operazione di acquisizione guidata da Padoan andrà in porto. Certo non è immediata e preoccupa non poco il Pd. Oltre a essere bravissimi a guidare le banche e selezionare banchieri, infatti, i dem hanno anche una innata capacità di scelta dei tempi: a inizio ottobre a Siena si svolgono le elezioni suppletive e candidato è il segretario del partito, Enrico Letta. Che non è di Siena ma di Pisa. Ma perché a Siena si vota per eleggere un solo parlamentare? Perché qui era stato eletto Padoan che ha dovuto lasciare il seggio per poter entrare in Unicredit e tentare di guidare l’acquisizione Mps dallo Stato. Sarebbe comico se non costasse miliardi pubblici.