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Caso David Rossi, il procuratore ammette: "Commessi errori". Serve responsabilità pm

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Dopo otto anni il Procuratore Capo di Siena, Salvatore Vitello, ammette che sulle indagini relative alla morte di David Rossi i magistrati hanno commesso degli errori. Lo ha detto e ripetuto più volte durante l’audizione in Commissione d’Inchiesta parlamentare presieduta da Pierantonio Zanettin alla Camera dei Deputati. Non per autocitarmi ma l’ho scritto nel 2014, appena viste le carte prodotte dalla Procura di Siena, che quell’indagine era stata svolta in maniera a dir poco sbrigativa, superficiale. Tutti gli errori commessi li ho riuniti in un libro uscito nel 2017, poi sono arrivate le Iene a individuare altre ulteriori lacune: i pm titolari dell’indagine sulla morte di David hanno commesso numerosi errori. Che hanno condizionato la ricerca della verità. E, oggi, possiamo dire che la verità non è mai stata cercata realmente. Lo ha ammesso lo stesso Vitello: probabilmente si è da subito pensato fosse suicidio. I fazzoletti sporchi di sangue distrutti senza essere analizzati e ancora prima che il Gip decretasse l’archiviazione o un supplemento di indagine, la mancata acquisizione delle registrazioni delle telecamere, dei tabulati dei cellulari, delle celle degli operatori telefonici, le persone mai convocate e interrogate, la sciatteria della prima autopsia (ammessa persino da Vitello) e le altre decine di cose non fatte: tutto liquidato come “errori”. E qualcuno pagherà per questi errori commessi? Qualcuno risponderà delle proprie responsabilità per non aver cercato in maniera adeguata la verità sulla morte di un uomo? No. Ed è da brividi vedere un Procuratore Capo in audizione parlamentare liquidare con sufficienza tutto con un “sono stati commessi errori”. Poco importa se gli stessi magistrati hanno nel frattempo trascinato a processo la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, assolta dopo tre anni, con l’infamante accusa di aver speculato sulla morte del marito e ha continuato a invocare indagini adeguate. Poco importa se c’è una persona che ha perso la vita. Poco importa delle sofferenze dei familiari, del fratello, della madre. Poco importa se la giustizia ha sbagliato: “sono stati commessi errori”. Sciatteria? Dolo? Non si sa. L’unica cosa certa è che i magistrati che hanno commesso quegli errori possono serenamente fregarsene. Come molti altri. Chi sbaglia non paga. Ma gli errori iniziano a essere tanti, molti, troppi. Ed è per questo (anche per questo) che la riforma della giustizia è necessaria, non più procrastinabile. Ed è per questo (e anche per questo) che io firmerò per i referendum proposti dalla Lega e dai Radicali. Ciascuno deve essere responsabile dei propri errori. E nessuno può permettersi, dopo otto anni, di liquidare indagini sciatte con un semplice “sono stati commessi errori”. Se la verità sulla morte di David Rossi non si saprà mai almeno sia utile a far prendere coscienza della necessità di una più alta responsabilità dei magistrati.