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Caso David Rossi, il Procuratore Vitello in Commissione ha molto da spiegare

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La commissione d’inchiesta parlamentare sul caso di David Rossi, manager di Mps trovato morto sotto la finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo 2013, ha convocato come prima persona da sentire il Procuratore Capo di Siena, Salvatore Vitello. È un ottimo segnale. Perché è proprio sotto la guida di Vitello che i magistrati hanno commesso la lunga serie di errori investigativi sul caso rendendo necessaria la costituzione della Commissione d’inchiesta. Già la prima archiviazione per suicidio chiesta ad agosto 2013, mentre tutta la città era immersa nel Palio, era colma di ricostruzioni a dir poco fantasiose sulla dinamica dei fatti, a cominciare dalla giustificazione della porta dell’ufficio di Rossi vista da un testimone prima aperta e da un secondo testimone trovata dopo un’ora chiusa e spiegato dal Gip con una presunta corrente d’aria: del resto a inizio Marzo Siena è una città torrida, è risaputo, le finestre in Mps restano aperte creando correnti che chiudono le porte. O le macchie di vernice bianca trovate sotto la suola delle scarpe di David che per il Gip sono state causate dal marmo, il marmo senese a quanto pare macchia. Una archiviazione che aveva  talmente tante sviste da far riaprire il caso dopo due anni. E la seconda indagine sulla morte di Rossi, affidata a un nuovo magistrato senese, Davide Boni, ha fatto emergere tutte le falle investigative che ormai conosciamo: i reperti fondamentali come i fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di David distrutti senza neppure essere analizzati dal pm Aldo Natalini prima ancora che il gip accogliesse la richiesta d’archiviazione; le registrazioni delle telecamere di sorveglianza mai acquisite, così come i tabulati dei cellulari o il traffico delle cellule telefoniche della zona; testimoni chiave come Lorenza Pieraccini, assistente dell’ufficio di presidenza di Mps mai interrogata (e poi scovata dal bravo Antonino Monteleone de Le Iene). Boni stava lavorando bene. Talmente bene da essere riuscito a ottenere anche la simulazione della caduta di Rossi dalla finestra del suo ufficio con un manichino. Per farla portarono da Milano il manichino usato per svolgere la simulazione di un altro suicidio parecchio imperfetto, quello del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli detto Pino. Ma poco prima della data fissata per la simulazione, il Pm Boni è stato trasferito a Urbino e il manichino di altezza e peso simili a quelle di Rossi è stato sostituito da un vigile del fuoco alto un quarto più di David e pesante il doppio imbracato. Ha deciso Vitello? E perché? E potrebbe anche spiegare, il procuratore capo, perché non abbiano tenuto conto della relazione dei tecnici nominati da Boni a cominciare da quanto scritto dal colonnello Davide Zavattaro che ha certificato come prima di volare giù dalla finestra Rossi ha subito una colluttazione. E potrebbe anche dire Vitello perché disponendo la seconda archiviazione la Procura senese è riuscita a scrivere che ci sono le evidenze investigative che non si sia trattato di suicidio ma era più probabile lo fosse. Le certezze. Senesi. Sicuramente Vitello ha fatto tutto ciò che le norme e la procedura gli permetteva per individuare la verità. Ma è altrettanto certo che dovrà spiegare perché alcuni magistrati hanno commesso enormi madornali.

Le domande alle quali potrebbe e dovrebbe rispondere sono molte anche su altri aspetti. Ad esempio su come abbia potuto ritenere legittimo nell’estate 2013, ad appena sei mesi dalla morte di Rossi, che lo stesso magistrato che avrebbe dovuto indagare sulla scomparsa del manager iscriveva nel registro degli indagati e portata a processo d’ufficio la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi e dopo tre anni totalmente scagionata da ogni accusa con una pesantissima sentenza assolutoria da parte del giudice Alessio Innocenti nella quale scrive che quel fascicolo non poteva neppure essere ipotizzato da chi conosce le norme. Ma si vede che alcuni pm di Siena, oltre a conoscerle, le norme le interpretano.

L’audizione di Vitello è molto importante. Come detto è un ottimo segnale. Avverrà il primo luglio. E sarà interessante ascoltare sia le domande dei membri guidati da Pierantonio Zanettin, uno stimato e affermato avvocato veneto prima ancora che Parlamentare, sia le risposte del Procuratore Capo. Risposte che da anni in molti aspettano. A cominciare dalla vedova di Rossi, Antonella Tognazzi.