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Ospedale da campo vuoto? Ammalatevi: il Pd lo vuole pieno

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Inizio a nutrite forti dubbi sulle reali volontà del Pd di tornare a vincere qualcosa in Umbria. A distanza di ben undici anni qui è ancora di una attualità disarmante la frase pronunciata in piazza Navona da Nanni Moretti nel 2010: “Con questa classe dirigente non vinceremo mai”. Su queste pagine continuo a invocare un confronto per la necessaria rinascita del centrosinistra. Su questo giornale lo ha scritto appena una settimana fa anche Andrea Fora ribattendo a Giorgio Raggi. Eppure nulla si muove. Proseguono, invece, le drammatiche comiche del creatore di false notizie Tommaso Bori (copyright: Fraido) che riesce persino a coinvolgere compagni dem finora apparentemente credibili come Simona Meloni. Pochi giorni fa l'allegra combriccola è andata all'ospedale da campo per fare qualche foto e denunciare fosse vuoto. Vivendo in Umbria che sia vuoto a me fa piacere e mi auguro lo rimanga sempre perché significa che c'è carenza di malati: evviva. Magari Bori confida in stuoli di morti. Magari vogliono, lui e i suo colleghi del Pd, vedere scene come quelle di Bergamo o Milano? Già poche settimane fa, del resto, aveva pubblicato la foto delle ambulanze in coda fuori dal pronto soccorso di Terni per poi scoprire che quella foto risaliva alla prima ondata e non, come voleva spacciarla lui, attuale. Ma l'ospedale da campo, dicono, è costato 4 milioni e non solo è vuoto ma non c'è neppure il personale. Vero. E se fosse senza malati ma con infermieri e medici fotograferebbero i sanitari con i letti vuoti gridando allo scandalo per lo spreco di risorse? A me tutto ciò pare grottesco. Nei prossimi giorni si insedia un nuovo governo guidato da Mario Draghi nato sulla spinta della necessità di responsabilità da parte di tutti proprio per affrontare l'imprevidibilità di una pandemia. In Umbria, invece, si ha la pretesa non solo di prevedere cosa accadrà ma anche di riuscire a investire i fondi e pianificare le risorse in base a previsioni impossibili da fare. La follia. E la ridicola insulsaggine di questi consiglieri regionali del Pd che invece di agire per il bene di chi (poveracci) li ha votati fidandosi di un minimo di azione politica concreta e responsabile, si ritrovano cinque personaggi che fanno comunella con il pentastellato (che gli ha dato pure buca) e perdono tempo a giocare a fare le foto per qualche like sui social. Imbarazzante. E una volta smascherati, ridicolizzati, messi alla berlina come meritano per l'azione da clown, gridano al complotto e accusano me e questo giornale di aver scritto cose false. Purtroppo (per loro) è tutto vero. 

È un gioco vecchio. Faccio questo mestiere da oltre venti anni e da appena due in Umbria. Mi limito a ricordare quando pubblicammo l'inchiesta sui fondi ricevuti dal candidato Vincenzo Bianconi quante me ne dissero gli stessi personaggi. Poche settimane fa Bianconi, con genitori e fratello, è stato indagato. Delle decine di querele allora minacciate non ne è arrivata mezza. Nel frattempo il Pd ha perso ovunque. Non sarà il caso di cominciare ad accettare le critiche e porsi qualche domanda? Tra i tanti esponenti dem con cui ho avuto un buon rapporto ricordo con affetto Filippo Penati. Su di lui e i suoi processi ho pubblicato numerosi servizi e qualche scoop. L'ho fatto anche indagare. Ma eravamo amici, totale reciproco rispetto: ciascuno il proprio ruolo e il proprio lavoro. Lui aveva saputo conquistare la Provincia di Milano quando tutta la lombardia era centrodestra e persino Sesto San Giovanni non era più rossa. Come fece? Una volta lo disse: quando ero sindaco ho imparato ad ascoltare. Con lui è cresciuto Maurizio Martina, un amico altrettanto meritorio di rispetto e stima, poi diventato per un breve periodo segretario nazionale. Anche lui, come tanti nel centrosinistra, viveva con l'orecchio a terra. Qui in Umbria invece il Pd sembra il principe ubriaco che tutto può e tutto possiede ma in realtà nulla ha più, neanche le capacità di comprendere come un ospedale vuoto sia un bene e una pandemia non si affronta né risolve con delle pagliacciate.