Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria zona rossa, i problemi si risolvono non si creano

  • a
  • a
  • a

Mai avevo visto una classe politica incapace di affrontare le problematiche come quella umbra.

Ha dell’incredibile il livello di strumentalizzazione, di superficialità, di ipocrisia di molti esponenti in questi ultimi giorni. Eppure la situazione è semplice. Ed è chiara se si vuol vedere. Ormai da un anno facciamo i conti con una pandemia eppure c’è chi non ha ancora avuto la capacità e l’intelligenza di comprendere la portata degli eventi. 

Ci sono dei problemi? Sì, li raccontiamo ogni giorno. Vanno individuati, compresi e risolti. Non certo come ha fatto il fu governo Giuseppe Conte, con le primule del supercommissario Domenico Arcuri o con i banchi a rotelle del per fortuna ex ministro Lucia Azzolina, utili solo a buttare i soldi dei contribuenti. 

È necessario essere concreti. Cosa succede in Umbria? Perché è una delle poche zone rosse del Paese? Grazie al fortuito scrupolo (e intuito) della dottoressa di microbiologia Antonella Mencacci, l’Umbria ha individuato la variante brasiliana in anticipo rispetto al resto d’Italia: il primo tampone risale all’8 gennaio.

E questo fa sperare che, come nella prima ondata, la nostra Regione sia stata in grado di anticipare le misure per limitare la diffusione. Essendo una variante però agisce in maniera imprevedibile e non era quindi immaginabile la rapidità di trasmissione né le conseguenze su sintomi e vie respiratorie. In pratica è una partita completamente nuova, tanto che la maggior preoccupazione è legata alla copertura o meno dei vaccini sulle nuove varianti. 

Rapidità e conseguenze inattese hanno costretto a correggere i provvedimenti adottati e che per un anno hanno tutelato il nostro territorio. Le terapie intensive che finora sono state sufficienti non bastano più e di conseguenza non bastano più i medici né il personale ospedaliero. Ma sono stati implementati rapidamente e, come spiega il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia, Marcello Giannico, si sta approntando quanto necessario.

Per comprendere l’inatteso tsunami basta pensare a un semplice fatto: le varianti hanno avuto una accelerazione tale da intasare il sistema di tracciamento nonostante gli addetti del nucleo siano stati raddoppiati, lo afferma il direttore del dipartimento di prevenzione Giorgio Miscetti

È una guerra di prossimità, per capirci. Il nemico ha guadagnato terreno e siamo stati costretti ad arretrare la prima linea, ma la trincea al momento sembra poter reggere in attesa dei rinforzi. Che stanno arrivando. E nelle retrovie? Cosa accade? E qui si apre il capitolo vaccini. Il piano ha subito un rallentamento. Ma è davvero necessario spiegarne i motivi? Se devo far fronte a un’emergenza devo spostare forze, energie, capacità. A quanto ha spiegato ieri la stessa presidente, Donatella Tesei, stanno arrivando nuove dosi e le finestre di somministrazione sono state rimodulate: tra pochi giorni gli ultraottantenni potranno iniziare a registrarsi.

Tutto questo non significa che si possa tirare un sospiro di sollievo, tutt’altro: siamo in una situazione grave, sotto attacco, ma la difesa sembra reggere. 

La preoccupazione è alta così come dovrebbe esserlo la responsabilità di ciascuno. La stessa responsabilità che i commercianti dimostrano nel subire nuove chiusure, che studenti e genitori adottano nell’accettare la dad, che migliaia di anziani, ragazzi, giovani attuano nel rispettare le restrizioni non sembra interessare minimamente alcuni esponenti politici che anzi con le loro strumentalizzazioni e le loro spesso farneticanti dichiarazioni riescono esclusivamente a insultare e offendere. Gli esempi sono purtroppo tantissimi. E per lo più arrivano proprio da quanti dovrebbero starsene in silenzio non solo perché eredi ed espressione di chi ha massacrato questo territorio governandolo ininterrottamente per quasi cinquanta anni ma anche del tragicamente fallimentare esecutivo andato a casa appena una settimana fa e del quale rimangono solo provvedimenti insulsi e deleteri. 

Se è superfluo soffermarsi sulle vergognose fake news diffuse dal capogruppo regionale del Pd Tommaso Bori (ha meritatamente vinto il premio “umbro dell’anno” di Fraido proprio per “la sua indefessa opera di creazione di false notizie e per la loro diffusione continua”) è necessario riconoscere attenzione alle parole di Fabio Paparelli, politico di lungo corso, da quasi trent’anni accomodato nei Palazzi e ultimo presidente di Regione dopo le dimissioni di Catiuscia Marini

Dovrebbe avere un profilo istituzionale, oltre a una intelligenza e una cultura adeguata da comprendere la situazione. Invece pare deficere. Però forse è solo una impressione. Seppur non sia la prima volta. 

Il suo intervento in aula consiliare ieri sull’emergenza Covid che sta coinvolgendo l’Umbria è apparso a dir poco disconnesso: o non è al corrente degli eventi o non li ha compresi. E non si sa cosa sia preferibile. Ha lamentato i ritardi della giunta, la carenza di vaccini e le difficoltà dei Comuni e dei cittadini a contrastare il diffondersi del virus. Ha espresso gli stessi identici concetti e sottolineate le criticità già rimarcate ormai oltre una settimana fa dal senatore e portavoce regionale di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini. E ormai, come detto, prossime alla soluzione. Ma non si è fermato a questo. Paparelli ha lamentato a Tesei di aver inviato “una lista della spesa” e non un serio Recovery plan. La stessa critica che Matteo Renzi ha mosso all’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte; critica dalla quale è poi scaturita la crisi di Governo. Da uno con l’esperienza di Paparelli ci si aspetterebbe qualcosa di più di una copiatura sconclusionata di interventi altrui. Fra l’altro fuori tempo e luogo. 

La giunta Tesei si è insediata a novembre 2019, dopo meno di tre mesi è esplosa la pandemia. Alla quale finora è riuscita a far fronte in maniera adeguata. Ci sono delle criticità? Si affrontano e si risolvono. Non si riescono a superare? Si sottolineano e si cercano altre soluzioni. Ma strumentalizzare una crisi speculando sulla salute e sulla vita delle persone è da irresponsabili.