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Enrico Rossi sveglia il Pd umbro

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Non è il primo dei problemi ma neppure l’ultimo. Al Nazareno le macerie in cui stagna il Pd umbro sono passate dall’essere un pensiero rimandabile a una forte preoccupazione. La notizia del loro candidato Vincenzo Bianconi indagato per i fondi della ricostruzione post sisma non è passata inosservata e, seppur sia già stata archiviata nel fascicolo “fallimentare alleanza con il Movimento 5 Stelle”, ha ricordato lo stato comatoso in cui qui versano i dem. Nulla di nuovo.  Il partito continua a passare di mano da un commissario all’altro e l’ultimo, Enrico Rossi, ha ricevuto un incarico chiaro a inizio dicembre dal segretario Nicola Zingaretti: selezionare persone valide con basi solide e concrete sul territorio, allontanare ed emarginare gli arrivisti e i populisti da tastiera. Compito non facile, ma Rossi qualche idea già se l’è fatta.

L’ex presidente della Toscana è un politico navigato, di gavetta, salamelle e piazze. Da sindaco di Pontedera, per dirne una, fece picchetti e lotte riuscendo pure a scongiurare il trasferimento dello stabilimento Piaggio da lì a Nusco. Un sindaco di una cittadina in provincia di Pisa contro la famiglia Agnelli. Non una sfida tra Davide e Golia. Ma quasi. Si definisce “comunista berlingueriano” che tradotto volgarmente significa lavoro duro in silenzio tra e per le persone senza mai mostrarsi né vantarsi. In oltre trenta anni di politica anche lui è finito indagato (l’ultima lo scorso luglio) sempre per i suoi incarichi da amministratore pubblico. E lui a quello guarda: all’esperienza maturata sul campo, sul territorio; da sindaci, assessori. E nel Pd umbro ce ne sono molti che hanno fatto bene. Persone più che credibili, valide, capaci. Che si sono arrotolate le maniche anche per spostare alberi che interrompevano una strada o spalare fango o aiutare famiglie in difficoltà. Persone, appunto. Capaci di strette di mano e lacrime. Non di selfie e like. Rossi sta lavorando. A Perugia è già venuto più volte. Perché sa che il congresso è tanto atteso quanto fondamentale. Vuole sfruttarlo per ripartire dalle basi. Perché il Pd qui è tutto da ricostruire. Non a caso alle pressioni di quanti volevano chiudere il prima possibile la partita congressuale ha risposto in modo netto e fin troppo chiaro riaprendo il tesseramento. E sta studiando da settimane i profili che gli sono stati suggeriti. Un nome lo convince sempre più. Uno tra gli ultimi arrivati nel capoluogo dopo l'esperienza da amministratore. Un nome che potrebbe saper restituire al Pd un po’ della dignità e della credibilità perduta. E ce lo auguriamo tutti. Perché serve un partito autorevole anche all’opposizione.