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Pure i vaccini trasformati in show ma la città simbolo è Bergamo

Davide Vecchi
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Persino sui vaccini il Governo ha attuato il suo metodo Grande Fratello. È ormai noto il percorso compiuto dalle prime fiale ma meno le giustificazioni addotte allo show mediatico apparecchiato per le tv. L’anonimo furgone arrivato in autonomia dal Belgio al Brennero da qui è stato scortato fino a Roma, con un dispiegamento di forze militari costato ai contribuenti quasi mezzo milione. Dalla Capitale il vaccino è stato poi ridistribuito in tutta Italia con aerei e altri mezzi. Non ci vuole Einstein per comprendere quanto delirante sia stata la scelta. Far arrivare dei vaccini dal Belgio fino a Roma e poi da qui rimandarli in Veneto, Lombardia, Piemonte. Perché? Da Palazzo Chigi e dal supercommissariogalattico Domenico Arcuri, la risposta è stata sprezzante, quasi la domanda apparisse peregrina: “Ma perché a Roma c’è lo Spallanzani che del Covid è simbolo”. E così la consegna del vaccino è diventato uno show. Inutile chiedersi chi ha deciso che l’ospedale capitolino fosse emblema italiano della pandemia, ben sapendo che la città associata (purtroppo) al Covid è Bergamo. La invereconda parata messa in scena per scortare il furgone con le fiale, se l’intento era renderla simbolica, avrebbe dovuto percorrere le strade bergamasche, le stesse percorse mesi fa dai camion militari carichi dei cadaveri di uomini e donne che questo Stato non ha avuto la capacità di proteggere degnamente. Lo stesso che ancora oggi, a molti dei familiari che hanno perso i loro cari, non sa rispondere sul dove siano stati portati quei feretri. Le immagini dei camion lungo viale Giulio Cesare, la strada che attraversa la città, sono rimbalzate in tutto il mondo. E sarebbe stato scontato, sacrosanto, persino doveroso far passare da lì il furgone che con le fiale trasporta, simbolicamente, la prospettiva della rinascita. Poi, per carità, un Governo minimamente responsabile avrebbe dovuto porre al primo posto l’urgenza della salute dei cittadini e quindi studiare un piano per distribuire il vaccino il più rapidamente possibile, senza un inutile andata e ritorno da Roma con parata. Ma ormai conosciamo chi siede a Palazzo Chigi, sappiamo chi è Giuseppe Conte. Non stupisce più il disinteresse verso i cittadini, prima viene lo show. Un film già visto troppe volte. L’ultima il 17 dicembre, appena poche settimane fa, quando mentre il Paese intero attendeva di sapere come avrebbe potuto vivere i giorni del Santo Natale, ha preferito salire su un aereo insieme al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per volare in Libia in occasione della liberazione dei pescatori di Mazara dopo oltre cento giorni di prigionia in mano ai sequestratori. Visto mai che si prendesse i meriti solo Di Maio, la presenza del titolare degli Esteri è comprensibile, doverosa, legittima. Ma quella del Presidente del Consiglio a cosa serviva? A niente. Una foto ricordo. Intanto gli italiani aspettano. Prima le restrizioni. Poi il vaccino. Ora un Governo almeno decente.