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Caso David Rossi, dopo Siena errori e omissioni (anche) a Genova

David Rossi

Davide Vecchi
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La Procura di Genova ha chiesto l’ennesima archiviazione su un fascicolo collegato alla morte di David Rossi. E l’ha fatto però dimenticando qualche interrogatorio, perdendo una testimonianza e non dando seguito ad alcuni importanti riscontri emersi sulla vicenda. Questo almeno quanto sta emergendo grazie in particolare alla tenacia della vedova di David, Antonella Tognazzi, e alla caparbietà della figlia di lei, Carolina Orlandi. Le Iene stanno seguendo e raccontando bene, tenendo alta la necessaria attenzione sul caso, quanto accade. Le due donne sono riuscite a incontrare e far parlare un Carabiniere che anni fa è stato allontanato da Siena a seguito di alcune indagini che stava facendo ma non avrebbe dovuto compiere. Indagini che, stando a quanto da lui stesso dichiarato, portavano dritte al coinvolgimento di un magistrato toscano. Incidentalmente uno di quelli poi coinvolti nelle non indagini svolte sulla morte di David, catalogato come suicidio prima ancora di repertare il luogo della caduta, con la sfilza di errori investigativi ormai ben noti. Le importanti dichiarazioni del Carabiniere sono arrivate alla Procura di Genova ma qui sparite, a dire delle due. E poi ce ne sono altre di anomalie. Non poche. Purtroppo. Dai magistrati liguri ci si aspettava una maggior limpidità rispetto a quella che ha contraddistinto sul caso i pm toscani. Fra l’altro la carenza di indagine svolta a Siena è stata certificata proprio da Genova, quindi ci si attendeva anche sulla parte relativa ai cosiddetti “festini” una non dico certosina ma almeno maggiore attenzione. E invece purtroppo anche gli inquirenti del golfo hanno mostrato il fianco e legittimato il sorgere di dubbi.  Ovviamente i legali dei familiari hanno presentato opposizione all’archiviazione e dobbiamo aspettare l’epilogo ma certo non è un bello spettacolo vedere, ancora a distanza di oltre sette anni, che i pochi passi verso la verità siano faticosamente compiuti esclusivamente grazie alle vittime e non agli organi preposti. Antonella, la vedova di David, ormai si è abituata. Basti ricordare che è stata trascinata d’ufficio a processo dal pm di Siena Aldo Natalini, quello che doveva indagare sulla morte del marito, accusata di aver violato la privacy di Fabrizio Viola quando era alla guida della banca Monte dei Paschi. Se non fosse drammatico sarebbe una comica. O forse è drammatico proprio perché sembra comico. E invece è realtà. Drammatica. Questa è stata Siena. Ci si aspettava che Genova fosse diversa. Che Genova volesse scrivere una verità almeno credibile su un capitolo orribile di malagiustizia, perché di questo si è trattato e si tratta. Tralasciando poi il trattamento riservato ai giornalisti che se ne sono occupati svolgendo il proprio mestiere. O le persone che in qualche modo hanno tentato di contribuire alla ricerca della verità, per l’ultimo il giovane escort che ha testimoniato dei festini, di chi vi partecipava, di cosa accadeva e si è ritrovato messo alla berlina perché avrebbe collaborato con la Lega. Se non vuoi sentire ciò che dice attacca la persona. La solita vecchia storia. Antonino Monteleone e Marco Occhipinti de Le Iene se ne occuperanno nuovamente. L’udienza per discutere la richiesta d’archiviazione non è stata ancora fissata. La speranza è che possano emergere altri elementi. L’auspicio è che i magistrati di Genova (che hanno già dimostrato più volte enormi capacità, basti citare l’indagine sui fondi della Lega) ne tengano conto. Dopo oltre sette anni costellati da clamorosi errori investigativi compiuti a Siena è il momento che la magistratura su questo brutto capitolo rivendichi e riacquisisca un minimo di credibilità. E i pm di Genova hanno principalmente questa missione: restituire dignità alle indagini su Rossi e un riconoscere ai familiari che c’è qualcuno oltre a loro interessato alla verità.