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Zanardi, per aiutare Alex andrebbero tolte le indagini ai pm di Siena

Davide Vecchi
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Qualcosa si potrebbe fare per aiutare Alex Zanardi. Una cosa semplice: togliere le indagini sull’incidente che lo ha coinvolto dalle mani della Procura di Siena. È ovviamente una provocazione. Ma visti i precedenti investigativi del Palazzo di giustizia toscano, sarebbe auspicabile. E già i primi passi mossi dalla giovane pm titolare del fascicolo, Serena Menicucci, è evidente come le idee siano poche e confusionarie. Partire dalla ricostruzione dell’incidente, infatti, è doveroso. Ma ipotizzare che siano state necessarie a Zanardi delle autorizzazioni per girare con la sua handbike è quasi un insulto a ogni sportivo. Come se un gruppo di amici di tre ciclisti debba chiedere il permesso e segnalare il percorso ogni volta che intende inforcare le due ruote. Poi in Toscana, su quelle strade ogni giorno invase da gruppi di amatori e non. Chiedere all’indimenticabile Mario Cipollini quante volte nella sua Versilia ha chiesto l’autorizzazione. Sembra un insulto. E poi a che pro? Forse per indagare Zanardi, o magari i suoi familiari? O i suoi compagni di sgambata? Visto che sono almeno tre potrebbe uscirne una bella incriminazione per associazione a delinquere finalizzata all’allenamento. Per carità, è bene dirlo: ironizzo. Ma i precedenti di Siena dimostrano che tutto può accadere. Le tesi fantasiose da queste parti abbondano. Un caso su tutti è quello di David Rossi, il manager di Mps, trovato morto la sera del 6 marzo 2013 sulla strada sotto la finestra del suo ufficio. Archiviato due volte come suicidio. A prescindere dalle risultanze investigative che gli stessi periti della Procura avevano raggiunto certificando che prima di morire Rossi aveva subito delle percosse. Ma questo nella seconda indagine. L’archiviazione che chiuse la prima è un capolavoro degno di un film quasi comico. Porte che si aprono e chiudono da sole per folate di corrente, del resto a marzo si sa fa caldo e le finestre vengono tenute aperte, soprattutto la sera. O la vernice bianca trovata sulla suola delle scarpe di David dovuta, secondo il gip che archiviò l’indagine, dal marmo del davanzale. Sì, a Siena il marmo lascia il segno. Di vernice. O ancora il telefono cellulare di Rossi che risponde e chiama da solo, in autonomia, mentre il corpo di David è già volato dalla finestra. E poi l’orologio caduto venti minuti dopo, il portiere dello stabile che ritratta non una ma due tre quattro volte la versione e tanto altro ancora. Ma il vero capolavoro della Procura sul caso Rossi fu compiuto dal pm Aldo Natalini che invece di indagare sulla morte di Rossi, insieme al suo collega (ancora a Siena) Nicola Marini, decise di svolgere indagini sulla vedova di David fino a portarla a processo con un giornalista. E in aula a sostenere l’accusa chi c’era? Ma il pm Menicucci che dopo aver tentato persino di tenere lontane le telecamere (l’osservatorio internazionale per la libertà di stampa della Columbia University di New York denunciò il tentativo di limitare l’informazione) e dopo udienze in cui il giudice Alessio Innocenti e le testimonianze raccolte avessero evidenziato l’innocenza dei due imputati, riuscì a chiedere la condanna per un reato che, come motivò il giudice nell’assoluzione completa, non doveva neanche essere formulato. Insomma non solo il processo ma anche l’indagine non andava fatta. Questa è la Procura di Siena. E ce ne sarebbero altre di cose da ricordare. Indimenticabile la conferenza stampa del pm Nicola Marini convocata per annunciare la scoperta di un pericoloso trafficante di opere d’arte internazionale. Per poi scoprire che in realtà era un normalissimo antiquario che giorni prima aveva scoperto di aver acquistato in Francia una statuetta poi rivelatasi trafugata a Parigi e così era corso dai Carabinieri a sporgere denuncia. Lui. Marini non aveva fatto nulla. Tranne la conferenza stampa. Come detto questi sono solo alcuni casi. Io Siena l’ho frequentata dal gennaio 2013 per seguire le indagini Mps per anni e anni. Li conosco bene. Li ho visti all’opera. E lo stesso procuratore capo Salvatore Vitello fa quel che può per limitare i danni. Però appunto sarebbe il caso di affidare il fascicolo sull’incidente di Zanardi ad altri. E la mia è una provocazione, la procedura non lo consente. Ma certo da quella Procura potrebbe uscire di tutto. Chissà, magari già stanno indagando sulla moglie. Per carità: scherzo, ironizzo. E aspetto.