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L'inno alla vita di Camilleri a un anno dalla morte

Davide Vecchi
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Il 19 giugno del 2019, un anno fa esatto, se ne andava Andrea Camilleri. Oggi lo ha seguito un altro scrittore di valore sterminato e a mio avviso mai valorizzato a pieno,  Carlos Ruiz Zafòn, seppur sia uno degli autori spagnoli più letti al mondo. Zafòn se ne va giovane, il prossimo settembre avrebbe compiuto 55 anni. Camilleri è scomparso all'età di 94 anni. E nell'età c'era a mio avviso il suo ultimo insegnamento: quando è morto si apprestava ad andare in scena alle terme di Caracalla con un testo sul mito di Caino. Aveva iniziato a interessarsi di teatro recitando in prima persona dei monologhi pochi mesi prima, quando aveva 92 anni. Ecco, io penso che Camilleri abbia rappresentato un inno alla vita, la vita che è una e fino all'ultimo istante si onora la fortuna di averla. Senza sprecarne un istante. 

E basta scorrere anche rapidamente il percorso compiuto da Camilleri per averne conferma. Prendiamo la saga del commissario Montalbano che lo ha reso famoso al grande pubblico. Il primo romanzo della geniale e fortunata serie è apparso edito da Sellerio nel 1994, quando Camilleri aveva 69 anni. 

Sarà il peso del tempo che grava su ciascuno di noi, me compreso, o sarà che attorno vedo sempre più numerosa la pletora dei rinunciatari, faciloni, del tutto è dovuto e sarà pure che, in questi tempi di giudizi approssimativi e superficiali, ritrovare testi cesellati al dettaglio (scrivere romanzi è un lavoro durissimo, di ricerca e impegno totalizzante) come quelli di Camilleri e ricordare la sua esistenza inietta un po' di speranza. E permette di trasformare la sua esistenza stessa in un inno alla vita.