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Tori, iscrizioni enigmatiche e antichi riti: il mistero degli scavi al santuario romano di San Casciano dei Bagni

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La quarta campagna di scavi al santuario romano del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (SI), cominciata a giugno, ha confermato l’importanza dell’impresa di ricerca e tutela condotta dal Comune e dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Il sito si conferma un santuario ricchissimo, unico nel suo genere. All’ombra degli altari romani di Iside, Fortuna Primigenia e Apollo, che l’anno passato gli archeologi hanno ritrovato poggiati sul bordo della vasca sacra, il team dello scavo diretto da Jacopo Tabolli, funzionario archeologo della Soprintendenza, e da Emanuele Mariotti, archeologo professionista esperto di topografia e geofisica applicata all’archeologia (con studenti, specializzandi e dottorandi dalle università di Pisa, Siena, Firenze, Roma La Sapienza e Sassari), ha ricostruito le fasi di abbandono del complesso, portando alla luce anche parte di meravigliose colonne crollate nella vasca. Al di sotto delle colonne abbandonate, si è dischiuso, intatto, il deposito votivo del santuario. Sotto il volto di un grande toro, magistralmente scolpito in bassorilievo su un blocco della vasca, a oltre due metri di profondità sono riemerse nel fango le offerte degli antichi fedeli che si recavano presso la sorgente sacra: centinaia di monete d'oro, argento, oricalco e bronzo che celebrano la pax augustea, l'apogeo flavio e le gesta di Traiano, Adriano e Marco Aurelio, assieme ad una serie di cinque bronzetti sacri di offerenti, tra cui si riconosce uno splendido Pan, e poi cinture in lamina di bronzo, fiaccole miniaturistiche, clave di Ercole ed altri attributi sacri. 

 


Il pezzo forse più eclatante è un putto in bronzo, che reca la sacra bulla al collo. L'artista toreuta che lo plasmò, certamente afferente ad un’altissima scuola (con chiari modelli ellenizzanti alle spalle), realizzò questo capolavoro agli inizi del II secolo aC. Il putto del Bagno Grande richiama il celebre putto Graziani ai Vaticani e, proprio come questo, ha sulla sua coscia destra una misteriosa iscrizione antica che celebra l’offerta nel santuario e la sua divinità. Ma le sorprese non sono finite. Accanto agli altari, lo scavo della superficie della vasca sacra ha portato alla luce una serie di “orme” scolpite nel travertino, ricolme di piombo e tracce d’argento. Sono piedi di adulti, giovani e bambini, sono zoccoli di toro e orecchie. In molti casi si conservano interamente i piedi, che calzavano eleganti sandali. Come sempre in archeologia, occorre prudenza nell’interpretazione, ma analoghe testimonianze sono spesso legate alle vestigia di Iside e Serapide e potrebbero testimoniare un rito antico di venerazione presso la sorgente dove il fedele nel percorrere le orme o nel porre l’orecchio presso il bordo della vasca, entrava in connessione con la divinità salutare. Sulla fine del II secolo dC, accanto agli altari degli dei, i romani offerenti nel santuario sarebbero andati con i piedi di piombo e il gesto della loro offerta è rimasto per sempre suggellato sulla vera della vasca.

 


Lo scavo archeologico è in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni. Il sindaco Agnese Carletti dichiara: “Il percorso che stiamo compiendo è straordinario per le scoperte che ci regala ogni volta, e che ci permettono di riscrivere la storia di San Casciano sia passata che futura, ma anche per il senso di comunità che sta generando. I capolavori antichi che emergono dalle acque confermano l’importanza di queste terre in epoca etrusca e romana. Ora si apre una nuova fase, di progettazioni, ricerca di finanziamenti in particolare per i restauri delle statue e nuove campagne di scavo. Un lavoro in divenire difficile e ambizioso, ma che ci rende orgogliosi e che gestiremo con attenzione ed entusiasmo”. Il funzionario archeologo Jacopo Tabolli spiega: “Il percorso di ricerca e tutela del Bagno Grande segna con queste scoperte un altro passo fondamentale. La Soprintendenza, infatti, ha da subito scommesso sull’impresa di scavo, riconoscendo nella multidisciplinarietà e nella condivisione dei risultati la cifra fondamentale del progetto. Il gruppo di ricercatori coinvolto nello studio e pubblicazione dello scavo supera i quaranta studiosi e si è arricchito proprio in questa quarta campagna di scavi di colleghi che stanno affrontando tutto ciò che le analisi archeometriche e archeoambientali possono restituirci. E siccome l’archeologia non è mai il lavoro di un singolo, ma il risultato degli sforzi di tanti, le scoperte inattese che si sono dischiuse sotto di noi non sarebbero mai state possibili senza la passione dei tanti studenti delle università italiane e straniere che in questi due anni hanno accettato la sfida di dedicare una gran parte delle loro estati a completare un processo di alta formazione all’archeologia da campo in un contesto come quello del Bagno Grande. Una palestra unica per i giovani archeologi".