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Umbria Jazz torna a Terni tra qualche dubbio

Claudio Bianconi
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PERUGIA - Dunque Umbria Jazz torna a Terni. E' già stato strombazzato su tutti i siti e su tutti i quotidiani. Del resto la notizia era nell'aria dopo le anticipazioni di Carlo Pagnotta nella scorsa estate e le trattative avviate con il Comune della città dell'acciaio già lo scorso anno. Umbria Jazz torna a Terni quindi. Lo fa con un programma che dà la sensazione di un'organizzazione last minute. Forse ci si aspettava di meglio del concerto clou che dovrebbe essere rappresentato dagli Incognito, già a Terni per la nottata di Terni On del 2015, con la piazza gremita di gente che assisteva al concerto gratuito. Ma tant'è, il periodo pasquale su cui è caduta la scelta per rilanciare l'area turisticamente depressa del Ternano è quanto di meno appetibile ci sia sul versante artistico con i musicisti ancora in “letargo” che aspettano il risveglio della primavera per cominciare i loro tour. Pagnotta avrà sicuramente dato il massimo, almeno in questo (si spera) primo anno del ritorno di Uj. Sì, perché che Umbria Jazz torni a Terni, da dove periodicamente si rinfocolano polemiche sulla paternità del festival umbro del jazz, è sicuramente una notiziona. La buonanima di Provantini (ternano doc) lo aveva più volte asserito. Ma, bando alle ciance, Umbria Jazz torna a Terni a sedici anni dall'ultima volta che ci mise piede con L'Estear e Gospel Jazz Festival. Un'esperienza deludente sia per le polemiche che si crearono, sia per l'accoglienza (fredda) che i ternani le riservarono. Poi venne la stagione di Luciano Vanni & Company, pupillo dell'ex sindaco Paolo Raffaelli e Terni acquisì una sua autonomia progettuale rispetto a Umbria Jazz. Sembrano passati secoli, sono passate intere stagioni: Vanni è attualmente in tutt'altre faccende affaccendato, nel frattempo il Comune è finito sull'orlo del baratro del crack finanziario e con risorse sempre più assottigliate, non pareva il momento adatto a disporre finanziamenti per musica e cultura (con cui, per alcuni, si sa, non si mangia). Invece, la sorpresa. A Terni grazie alla Erg e alla Fondazione Cassa di risparmio si sono create le condizioni più adatte e trovati i 150 mila euro mila euro perché il brand Umbria Jazz vi rifacesse capolino. Dove? Con il Verdi fuori uso (chissà quanti anni si dovrà aspettare per rivederlo agibile e funzionante), il Politeama suddiviso in tante piccole sale di proiezione, non rimane che il Gazzoli e il Cmm e… le chiese (in quella di San Francesco si dovrebbe svolgere la rilettura del Laudario di Cortona da parte di Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, Michele Rabbia, Marco Bardoscia e l'Orchestra da camera di Perugia), gli unici luoghi che la città può offrire per accogliere concerti. Saranno infatti queste le location deputate al minifestival di tre giorni, dal venerdì santo al giorno della Pasqua (14-16 aprile), trascurando, almeno per ora, qualche momento di “evasione”, magari con jam session dell'ultimo momento al Bugatti di Manola Galli che nel frattempo si è conquistato un buon nome tra appassionati e musicisti in quanto jazz club. Piccolo, ma accogliente. I ternani sono dunque già pronti, e questa volta, forti delle esperienze passate, ad accogliere a braccia aperte oltre che gli Incognito e Paolo Fresu con l'orchestra di Perugia (già in prima lo scorso anno nella basilica di San Pietro a Perugia), anche Danilo Rea con Gino Paoli, il groove della Sammy Miller band, il trio di Roberto Gatto, un coro gospel londinese e gli instancabili Funk Off. Sperando che quello del 2017 non sia soltanto un momento episodico nella vita musicale e artistica di Terni e del ritorno di Umbria Jazz a Terni, la Pasqua della città dell'acciaio segnerà un momento decisivo per la città dove (forse) maturò l'idea di dotare l'Umbria di un jazz festival. Con un dubbio che rimane sul tappeto: si poteva fare di più?