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Uno scrittore umbro alla ribalta letteraria nazionale

Jacopo Barbarito
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Con "Syracusa" si è aggiudicato il premio nazionale di poesia e narrativa "Il Golfo" per l'anno 2016, che ritirerà ad aprile a La Spezia. Lui è Matteo Bruno, giovane scrittore perugino che ha già pubblicato altri romanzi di genere storico, svariando tra le ambientazioni tardo medievali e quelle antiche, e conseguendo importanti riconoscimenti a livello nazionale. Nel suo blog dichiara che “Leggere è un viaggio, e il viaggio continua..”, e Syracusa è davvero un bel modo di viaggiare, non solo nello spazio ma soprattutto nel tempo. È la Siracusa greca, all'apice del suo splendore, che rivive pagina dopo pagina nel romanzo Syracusa, la vendetta di Nicone (Leone Editore, 2015), un'opera di narrativa che coniuga intrattenimento e divulgazione. Attraverso le parole di Klizia, una donna di fantasia, prende vita il celebre assedio portato dagli ateniesi alla città siciliana, al culmine della guerra tra Atene e Sparta. Il lettore s'immerge con facilità nelle atmosfere dell'epoca, tra battaglie e intrighi politici, ripercorrendo le gesta epiche di Nicone, anch'esso personaggio di fantasia, e, nella trama, uomo di Klizia, nonché comandante delle temibili Saette, i siracusani a cavallo che causarono scompiglio tra i nemici. Costoro agiscono al fianco di personaggi realmente esistiti come il famoso oratore Alcibiade, il potente Ermocrate o lo spartano Gilippo. Non si pensi però che Syracusa è una lettura di nicchia, riservata ai soli cultori della storia, perché il libro è davvero adatto a tutti. Il linguaggio è semplice e immediato, coinvolgente, capace di catapultare il lettore moderno in un ambiente del tutto fuori dall'ordinario, reso ancor più accattivante dai continui riferimenti alla mitologia e da una tenue vena fantasy che si esplica, ad esempio, nella descrizione dei Misteri Eleusini o nel rapporto quasi confidenziale che i protagonisti intrattengono con le divinità. Ma Syracusa è anche una storia d'amore, il racconto del forte legame tra Klizia e Nicone che fa da filo conduttore all'intera trama, un sentimento capace di umanizzare vicende apparentemente lontane e oscure, con pennellate di pura poesia che collocano l'opera nel filone dei celebri romanzi di Manfredi o di altri autori.