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Perugia, celebrare Raffaello in Umbria significa rammaricarsi per quanto si è perso. Tre mostre per ricordare

Sabrina Busirivici
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"Celebrare Raffaello in Umbria significa rammaricarsi per quello che si è perso". Così esordisce il professore Francesco Maria Mancini alla presentazione del programma di eventi che Perugia e l'Umbria dedicano ai Cinquecento anni dalla nascita di Raffaello. Dodici le opere che il pittore di Urbino ha realizzato nel suo periodo di formazione in Umbria, di queste oggi nel territorio ne sono rimaste due: il gonfalone custodito a Città di Castello e la Trinità con Santi, affresco nella cappella di San Severo a Perugia. Opera tra l'altro terminata da Perugino. Tutto il resto è stato portato altrove e in questo periodo celebrativo non tornerà certo in Umbria. Ma il Comune di Perugia, insieme alla Regione, alla Fondazione CariPerugia Arte, l'Accademia di Belle Arti, la Galleria nazionale dell'Umbria, alle Università, al Post e a un'altra molteplicità di enti e istituzioni si sono dati da fare per raccontare Raffaello Sanzio cercando di riportare ciò che non c'è più ed esaltando l'eredità che ha lasciato. Da qui tre grandi mostre, laboratori, incontri, convegni e molto altro ancora. Si inizierà l'8 aprile con Raffaello in Umbria e la sua eredità a palazzo Baldeschi. Si proseguirà a giugno, a palazzo della Penna, con Fortuna e mito di Raffaello in Umbria e si andrà avanti a ottobre in Galleria nazionale dell'Umbria con La fortuna della Deposizione Baglioni nelle copie perugine. Accanto a questi filoni c'è molto altro.