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Lo strano destino di Louismusicista di talentoabbandonato da tutti

Era il band leader di un gruppo musicale con una lunga storia alle spalle, ora vive da cinque anni in un casolare nei boschi di Preggio, senza acqua, né luce

Claudio Bianconi
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Louis è senegalese, di Dakar, ha un corpo filiforme e un volto e uno spirito molto giovanili nonostante non sia così distante dai 60 anni. Partì tanti anni fa dalla capitale africana inseguendo i suoi sogni e condizioni di vita migliori. Si stabilì in Italia dopo aver vagato in varie città e scelse Perugia per dar vita ai suoi progetti, tutti strettamente legati alla musica. Louis (il suo cognome è N'Doye) è stato molto vicino al grande successo, in quella linea di confine che separa i musicisti con alto gradiente di professionalità da quelli che molto spesso con un po' di fortuna raggiungono la fama. Louis canta ed è abilissimo con le percussioni nella vasta articolazione delle “pelli” africane. Per anni è stato tra i leader della comunità africana perugina, membro della Consulta comunale per l'immigrazione, band leader dei Moopti, gruppo che per una decina d'anni ha calcato le scene di mezz'Italia, Arezzo Wave e Rockin'Umbria comprese. Aveva amici in tutto il Paese che aumentavano man mano che si intensificava la sua attività di musicista, alimentata dai numerosi tour in qua e là per il Belpaese. Ogni città tappa dei suoi tour faceva nuove amicizie, soprattutto tra le popolate comunità africane sparse in Italia. Per anni credette che il suo sogno si fosse concretizzato nelle forme che per notti intere popolavano il suo sonno. Poi l'incantesimo di colpo si infranse. Tutto cominciò con la crisi e l'allontanamento di alcuni membri della sua band per divergenze “estetico-musicali”. Louis, un matrimonio fallito alle spalle, ben presto si ritrovò solo, ben più solo di quando arrivò in Italia, persino gli amici di Perugia gli voltarono le spalle. Decadde il suo incarico nella Consulta per l'immigrazione. Ben presto si ritrovò abbandonato, ma non per questo sconfitto. Si risvegliò improvvisamente come sull'orlo di un precipizio, senza progetti e senza risorse. Tanta è la solitudine e la sofferenza che Louis sembra cedere ad antichi retaggi culturali mai del tutto dimenticati che albergano nel suo cuore di africano. Crede di essere vittima di una macumba, di una maledizione lanciatagli da una donna per motivi poco chiari ma sembra legati ad una maternità e ad un figlio che però Louis è sicuro non sia suo. Ma la maledizione sembra di giorno in giorno intensificare la sua potenza, se è vero che dopo aver sfiorato il successo, Louis da cinque anni a questa parte vive come un eremita tra i boschi di Preggio in un vecchio casolare senza acqua corrente, senza luce elettrica e senza riscaldamento se non il grande camino in cucina. Per raggiungerlo bisogna addentrarsi per circa quattro chilometri di strada fangosa nei boschi. Vive con quel minimo che riesce a procurarsi, scarsissimo cibo e nessun calore umano. Ha le valigie pronte da anni nella stanza dove dorme (le altre sono adibite ad ospitare le poche cose rimastegli, una vecchia batteria, amplificatori ormai in disuso), ha subìto persino dei furti in quel casolare: lo hanno persino deprivato di alcuni strumenti. Per una strana ironia della sorte non può neanche tornare a Dakar. Non può permettersi il biglietto dell'aereo e siccome dotato di un permesso di soggiorno a tempo illimitato in Italia, non può neanche essere rimpatriato d'ufficio. A meno che non compia qualche reato. Louis confessa che più volte ha pensato a questa evenienza, ma la sua indole pacifica non gli ha mai permesso di arrivare a tanto. Ora il suo futuro è appeso alla fragile ipotesi di un album inciso in Puglia grazie ad uno dei vecchi componenti dei Moopti, un chitarrista che dopo aver abitato a Perugia si è trasferito nel Salento. Il demo dell'album è pronto: musica che travalica i confini dell'etno e del folk africani per dirigersi in più direzioni diverse in una sintesi che deriva dal nuovo sentire degli immigrati che abitano le metropoli del pianeta: dal reggae, alla patchanka con echi di blues e una caratterizzazione forte di poliritmie. Per riprendere un vecchio discorso interrotto improvvisamente dal destino e continuare il sogno di Louis.