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Toni Servillo, le voci di dentro e un'attesa da sogno: l'Oscar

Da mercoledì al Morlacchi il testo più "cupo" di Eduardo De Filippo

Sabrina Busiri Vici
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Dopo dodici anni da quel meraviglioso “Sabato domenica e lunedì” prodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria, Toni Servillo torna al Morlacchi da regista e attore di un testo di Eduardo De Filippo. Sceglie un'opera tra le più surreali dell'autore partenopeo, complessa, amara e per renderla più efficace vuole al suo fianco il fratello, Peppe, leader degli Avion Travel. Da mercoledì prossimo a domenica nel teatro perugino, i Servillo saranno in scena con “Le voci di dentro” proprio mentre inizia il conto alla rovescia per la Notte degli Oscar a cui l'Italia partecipa con “La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino interpretato magistralmente da Toni Servillo. Con Jep Gambardella nel cuore, Peppino Priore nella memoria, è impossibile perdersi Alberto Saporito e le sue voci di dentro. Servillo, tra Peppino Priore protagonista di ‘Sabato domeni e lunedì', e Alberto Saporito personaggio centrale di questa commedia c'è un confronto possibile? “Sono due figure profondamente diverse. Ne ‘Le voci di dentro' c'è l'espressione di un Eduardo più nero e cupo, sul filo della tragedia; mentre in ‘Sabato, domenica e lunedì' troviamo un tono di amara leggerezza di commedia sentimentale”. Da regista, perché ha scelto ‘Le voci di dentro'? “Per due ragioni. La prima riguarda i contenuti: il testo descrive ancora oggi il precipizio morale in cui siamo caduti e la difficoltà di orientamento in una realtà indistinta e compromessa; la seconda relativa all'aspetto formale, nell'alternanza continua e nella difficoltà di decifrare sogno e realtà, quelle che Cesare Garboli definiva ‘smagliature' del testo, che danno vita ad una sorta di ‘improvviso' teatrale, assai affascinante per gli attori e il pubblico”. Tutto esaurito ovunque, in Italia come a Parigi. Effetto Grande Bellezza? “I risultati nascono dalla serietà e dalla passione con cui si affronta il lavoro. In teatro, da oltre venticinque anni con la mia compagnia Teatri Uniti, mi confronto con drammaturgie classiche e contemporanee, andando in scena per diversi mesi all'anno in Italia e nel mondo. Recitare al cinema è un'attività parallela che svolgo proficuamente e con piacere, spesso d'estate, scegliendo con cura sia le sceneggiature che gli autori che me le propongono”. De Filippo per lei è un classico, ma anche una presenza ‘familiare'. A quale opera è più legato? “Più che a una singola opera mi sento profondamente legato ad Eduardo in quanto era un drammaturgo-attore che ha creato grandi copioni pronti per la recitazione. Non è stato solo il più grande attore italiano del suo tempo ma anche uno straordinario esempio di moralità e dedizione, è questo è ancor oggi molto importante per il nostro paese”. Alberto e Carlo Saporito, i Servillo. Come va tra fratelli sul palcoscenico nei panni ...di fratelli? “Essere due veri fratelli, per giunta nel ruolo di due personaggi a loro volta fratelli, moltiplica l'aspetto seduttivo che la commistione di realtà e finzione opera sul pubblico: è un invito a sciogliere la relazione scenica fra studiata naturalezza e calcolata immediatezza”. Questa attesa da Oscar come la vive? “E' per me una novità, una sorpresa e soprattutto un modo di ridurre la distanza con i sogni”.