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Ricordi, canzoni, amore: al Lyrick lo show di Christian De Sica

L'attore: "Cinecittà è un po' come l'Italia, se ne sono viste di tutti i colori. E ora ci vorrebbe San Francesco"

Sabrina Busiri Vici
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“La storia di Cinecittà è un po' la storia del nostro Paese. Ne hanno viste di tutti i colori”. Christian De sica torna martedì 4 e mercoledì 5 al teatro Lyrick, dopo sette anni dal suo debutto con “Parlami di me”, col suo nuovo spettacolo “Cinecittà” per la regia di Giampiero Solari e le coreografie di Franco Miseria. De Sica arriva in Umbria da Milano sull'onda di grandi applausi e ottime critiche. E' contento di tornare in Umbria? “Molto, il teatro Lyrick è stata la casa dove è nato ‘Parlami di me'. Qui lo abbiamo aggiustato e sistemato e ascoltato le prime reazione del pubblico. Ora ci torno molto volentieri perché sono legato a questa città da credente e per l'affetto che mi ha sempre dimostrato. Ho anche degli amici da queste parti ed è sempre una festa tornarci”. Come sempre non delude, si diverte e fa divertire… “Il musical sta andando alla grande. C'è tanta musica, simpatia, molti giovani. Intorno a me ho una compagnia fantastica, orchestra, un balletto straordinario e tanti attori bravi. Insomma, per me è una bella frustata di vitalità”. Cosa racconta? “La Cinecittà che ho vissuto e che assomiglia tanto alla storia del nostro Paese. E' stata trampolino per le colossali ambizioni di cartapesta del Ventennio fascista. Qui, dopo la guerra, gli sfollati hanno vissuto trovando asilo nel Teatro 5. Poi è diventata la casa del cinema di tutto il mondo. E ancora, è il posto dove si fanno varietà, fiction, reality, pubblicità. Cinecittà è stata imperiale, aristocratica, democratica e popolare”. Qual è il suo primo ricordo? “Mio padre quando girava la scena della fucilazione del generale della Rovere di Roberto Rossellini. E mentre lui si arrotolava ferito a morte nella polvere, Rossellini gli diceva ‘fa po' de meno' e continuava a mangiarsi il gelato, la coppa del nonno. Questa è la mia prima visione di Cinecittà”. Le prime note ascoltate in questo luogo straordinario? “Quelle di Claudio Mattone, celebrato autore di ‘Ancora'. Ed è lui che ora ha scritto il tema dello spettacolo. Poi nel musical ci sono tanti brani famosi americani, inglesi, francesi”. Qual è il momento dello spettacolo che le sta più a cuore? “L'omaggio privato che faccio ad Alberto Sordi perché lo racconto in una versione inedita: quando veniva a casa mia, come amico. E viene fuori un bel ritratto di questo genio che ha inventato un po' tutto nella comicità e a cui devo molto”. Quale nota prevale nel suo sentimento verso Cinecittà? “La nota dell'amicizia fraterna. Come viene fuori dall'episodio di Papa Montini, quando ancora non era Paolo VI, che venne da monsignore nella basilica di San Paolo dove mio padre si era richiuso con 300 ebrei, tra comunisti, intellettuali, aspettando gli americani col pretesto di fare un film. Montini in quell'occasione chiuse un occhio e disse di fare attenzione. Insomma, li aiutò. Il racconto fa parte di un film che si chiama ‘La porta del cielo' che vorrei realizzare. E' una storia di amicizia, sull'amore fraterno e oggi come oggi ce n'è proprio bisogno”. Se la storia di Cinecittà è un po' la storia del nostro Paese, da cittadino, cosa augura a entrambi? “Di uscire da questa impasse: le persone al potere smettano di litigare e si occupino di noi italiani. Mi auguro questo perché come tutti i genitori sono preoccupato e impaurito di lasciare ai figli un Paese allo sbaraglio. Siccome, però, noi italiani siamo brave persone e molto intelligenti, prima o poi smetteremo di buttare giù bocconi amari e troveremo la forza di risollevarci. Ci vorrebbe San Francesco”.