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Di Battista: "Io e Nickiinsieme sull'onda dei ricordie di musica al di là del tempo"

Intervista al sassofonista del sodalizio artistico e di vita coniugale con la cantante alla viglia del concerto inaugurale di Visioninmusica

Claudio Bianconi
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Forse è vero, stiamo uscendo dalla crisi che ci ha investiti negli ultimi anni. Crisi che anche nello specifico settore della musica e degli spettacoli dal vivo ha scatenato devastanti effetti nell'intero Stivale. Ma a giudicare da alcuni dati nettamente in controtendenza, sembra che si possa guardare al futuro già da ora con maggiore ottimismo. Umbria Jazz Winter ad Orvieto nello scorso dicembre ha fatto registrare un più venti per cento di spettatori rispetto allo scorso anno. E ora arriva La nuova stagione, quella del decennale, di Visioninmusica a confortare le speranze. Silvia Alunni, il direttore artistico, è sorpresa e annuncia con entusiasmo che la campagna abbonamenti ha fatto registrare un incremento del 50 per cento rispetto al 2013. Già da ora metà platea ha prenotato il biglietto per il concerto del prossimo marzo del quartetto di  Joshua Redman che lascia prefigurare un sicuro sold out. Così come sold out annunciato è il concerto inaugurale di Stefano Di Battista e Nicki Nicolai in compagnia del trio che li accompagna, in programma per domani sera all'auditorium Gazzoli. Voi siete un sodalizio musicale, oltre ad essere marito e moglie, che ha forse individuato la formula giusta per il successo, una formula che concilia musica popolare e jazz. Come è maturata in voi questa formula? “Diciamo in maniera molto semplice - risponde Stefano Di Battista -  abbiamo unito l'utile al dilettevole. Cantante lei e musicista io che ho lavorato a lungo in Francia, un po' con la puzza sotto il naso. In realtà poi abbiamo deciso di divertirci anche nella musica. Con il tempo abbiamo sviluppato un'intesa più profonda e abbiamo trovato questa chiave di lettura della musica”. Una formula, più tardi, ampiamente percorsa, da Danilo Rea a Stefano Bollani… a molti altri “Stefano pur avendo un talento musicale enorme, quando eravamo piccoli, già molti anni fa, riusciva ad imitare Johnny Dorelli e in più suonava come Jarrett. Aveva già un'anima molto popolare. Un caso comunque raro, Stefano, del resto, è un genio che può fare quello che vuole... In effetti sì anche Danilo Rea con De André. Un via percorsa e condivisa da molti anche perché quando la musica è bella si proietta al di là del tempo. Ripercorriamo autori che hanno scritto tutte musiche belle ed evocative. Un po' il problema che c'è oggi che mancano un po' questi grandi artisti oppure ci sono e noi ce ne accorgeremo tra venti anni”. Credo che ci sia anche un altro fattore, ovvero che la canzone prima ancora che essere rivisitata, deve essere entrata nella memoria collettiva, cosa che altre cose più moderne ancora non possiedono. “Sì, sicuramente altro fattore da non trascurare”. Voi siete insieme dal 2006 se non sbaglio? “La consacrazione per così dire ce l'ha data Bonolis con Sanremo 2005 a cui partecipammo con “Che mistero è l'amore”. Vincemmo la categoria dei gruppi. Il 2005 fu l'epoca del passaggio al grande pubblico. Io in quel periodo ero sempre in Francia e facevo la spola, ero con Elvin Jones. Ma quel periodo consentì di avere più lavoro in Italia. E quindi tornai. E ci accorgemmo, dopo la nascita della nostra bambina Flora, che ci ritrovammo a vivere il rapporto di coppia con un quid in più, quello del fare musica insieme. Abbiamo cercato di mantenere fede alla promessa che ci eravamo fatti e ci siamo accorti che la musica è un buon deterrente per stare bene”. Ma c'è un repertorio preciso che avete riscoperto, quello della musica degli anni Sessante e Settanta? “Sì una scelta che abbiamo condiviso insieme Gino Castaldo che ha rappresentato un po'0 una scusa per ripercorrere queste musiche che abbiamo amato e che continuiamo ad amare, un repertorio pieno di bellezza e di ricordi, ma anche perché ci sono brani che hanno delle progressioni armoniche interessanti, basta citare il pezzo di Morricone “Telefonando Se”. Tu che hai avuto una lunga esperienza in Francia, quali potrebbero essere le differenze tra italiani e francesi in relazione alla musica? “Se la mettiamo dal punto di vista sociale, i francesi hanno più considerazione della musica in generale. Al di là di noi musicisti che siamo bravi quanto loro. Anche se vai a vedere l'attività di jazz di Parigi, loro ad esempio producono un giornalino in cui vengono annunciate tutte le novità dei quattro club più importanti. Sono probabilmente meno individualisti, ma lavorano assieme per vendere un prodotto, in questo caso il jazz, al meglio. Cosa che forse qui in Italia manca, perché spesso il club da solo non ce la fa. In Francia il jazz è più amato”. Dopo “Mille bolle blu” album che è stato allegato all'Espresso, quali progetti avete in programma? “Stiamo lavorando ad un progetto molto ambizioso che coinvolge personaggi del mondo della letteratura ad altissimo livello. Ma per ora non posso dire di più. Credo che saremo pronti verso settembre prossimo”. A Terni, da Silvia Alunni cosa proporrete? “A Terni faremo una specie di mix, ci piace l'idea anche di riproporre dei brani tratti dall'album “Tutto passa” che comprende anche “I misteri dell'amore” per poi aggiungere “Più sole” che abbiamo fatto insieme a Jovanotti, autore delle parole. Per poi riapprodare al mondo degli anni Sessanta con “Mille bolle blu”. Io prenderò inoltre anche uno spazio mio in cui improvviserò con il quartetto”.