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Tre grandi clarinettia un'Umbria Jazz Winterche si preannuncia da record

Applausi al teatro Mancinelli per la serata inaugurale del festival che fa registrare incrementi del 30 per cento rispetto all'anno precedente

Claudio Bianconi
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Orvieto è in grande fermento. Mentre Renzo Arbore in compagnia di Marisa Laurito si sono goduti l'ora dello struscio serale in via del Duomo prima ancora di sedere in prima fila al teatro Mancinelli per il concerto dei tre clarinetti e all'Altro Vissani erano costretti a rinunciare alla lunga coda di avventori pronti a gustare le prelibatezza pret à porter dello chef umbro per la lunga lista di prenotazioni che avrebbero raggiunto la mezzanotte, Umbria Jazz Winter # 21 ha vissuto un'intensa serata inaugurale con il talento del contrabbasso Christian Mc Bride e il suo Inside Straight con Steve Wilson ai sax, Warren Wolf al vibrafono, Peter Martin al pianoforte e Carl Allen alla batteria. Mc Bride dà vita ad un mainstream in continua tensione concentrandosi in particolare sugli stilemi del migliore hard bop sfoggiando una tecnica e una velocità d'esecuzione al di là della norma, senza mai rinunciare a continue invenzioni ritmico-melodiche ben coadiuvato da un immaginifico Warren Wolf al vibrafono e da un ispirato Peter Matin al pianoforte. Tutt'altro mood nel secondo set della serata con il trio di clarinetti dove ad un salto indietro nel tempo sino alle origini del jazz della migliore tradizione di New Orleans con continui riferimenti a Sidney Bechet e a Benny Goodman, è corrisposta l'alta quota di coinvolgimento per l'intreccio contrappuntistico tra la front line dei tre strumentisti, un intenso Ken Peplowski, un creativo Evan Christopher e un'ispirata, profonda, espressiva Anat Cohen, già nota al pubblico perugino e orvietano. Ne è scaturito un concerto che ha raggiunto il massimo climax di espressività e di coinvolgimento, molto applaudito dal pubblico del Mancinelli. Intanto, mentre Pagnotta non dà tregua ai musicisti impegnati in quel gioco di domino che contraddistingue l'edizione 21 di Ujw con artisti impiegati in incastri con varie formazioni, il festival invernale del jazz pare non accusare colpi dagli effetti devastanti che la crisi ha prodotto in altri settori, compresi quelli della cultura e dei concerti dal vivo. Fatto questo che dimostra quanto il brand Umbria Jazz abbia consolidato la sua fama sul versante dell'affidabilità e della qualità non soltanto tra gli estimatori tout court del jazz. Ne sono dimostrazione i primi dati sull'andamento delle prevendite e dello sbigliettamento Umbria Jazz Winter # 21 che stanno registrando risultati senza precedenti, vale a dire con incrementi pari al 30 per cento in più rispetto all'anno precedente. Un andamento sorprendente, visti i tempi di crisi, del resto già manifestato la scorsa estate al termine del quarantennale di Umbria Jazz a Perugia, quando il bilancio finale fece registrare il record assoluto di incassi superando il milione di euro. Probabilmente anche frutto di una gestione più attenta, Umbria Jazz si sta confermando il maggiore festival d'Italia e tra i maggiori al mondo.