Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Forza e evanescenza dell'amorenella "Talea" di Tiziana e Lucain mostra a Palazzo Penna

Foto Vinicio Drappo

Le immagini dei due giovani fotografinell'ambito della mostra "Tell mum everything is ok" - Giovani artisti in Umbria

Claudio Bianconi
  • a
  • a
  • a

A volte solipsistici, a volte criptici, più spesso critici nei confronti dei tempi che vivono, offrono uno “spaccato” antropologico, sociale e soprattutto artistico sulla contemporaneità. Con approcci molto diversi l'uno dall'altro, comunque frutti di “visioni” che lasciano spazio a interpretazioni, riflessioni, condivisioni, negazioni, opposizioni. Una ricca articolazione di “sentimenti” che rifugge l'indifferenza, che induce a ripensarsi come calati in una temperie culturale che proietta le sue ombre su ognuno di noi e riflette flebili luci protese verso un futuro più che mai incerto. Ai giovani, quei giovani che cercano modalità di espressioni diverse in relazione a quanto li circonda e pervade le loro individualità, il proprio Io, è stata offerta la possibilità di esporre i frutti del loro lavoro, della loro più o meno instancabile ricerca artistica con la mostra allestita a Palazzo Penna “Tell mum everything is ok”, curata da Andrea Baffoni, Francesca Duranti, Linda Di Pietro e Antonio Senatore,  che rappresenta in sé il primo encomiabile tentativo di dare “voce” a coloro i quali, in Umbria, a Perugia come a Terni, troppo spesso è negata solo per fattori anagrafici e soprattutto per una generalizzata disattenzione. Ne scaturisce un interessantissimo spaccato che contribuisce a orientare il fruitore sul come e dove siamo diretti nel campo delle arti e più in generale della cultura e quanto essa sia compenetrata per dirla con Gianni Vattimo di “un'esperienza postmoderna che si traduce in un'esperienza estetica”. Il “pensiero debole” che tutto rimette in discussione, che rivisita, rielabora il passato per trasmutarlo in una nuova, cangiante, mutevole visione è il filo conduttore che stabilisce una connessione diretta tra i giovani artisti. Che è ingiusto – ne siamo consapevoli – non citare uno ad uno. Ma quanto ci siamo proposti in questo articolo è di prendere in considerazione soprattutto la fotografia nella sua declinazione artistica che travalica quindi quel ricco, confuso affastellato bulimico di immagini cui ormai siamo quotidianamente sottoposti da ogni dove e soprattutto dalla noosfera del Web. In questo senso, al di là delle geniali intuizioni di Francesco Capponi che reinventa mezzi ottici vari, ripescando e riciclando tra antico e moderno, tra obsoleto e quotidiano per proiettare le sue opere dentro e al di là del tempo, volevamo concentrare l'attenzione sulla fragilità, la delicatezza, l'evanescenza di un incontro narrato attraverso le immagini di Tiziana Nanni e Luca Tabarrini. Dove la debolezza del pensiero si trasla in una forte necessità raccontata a tinte tenui, pudiche: quasi a contrapporsi, comunque blandendoli, i rispettivi daimon che ne hanno intersecato le esistenze e le idee. Se è certo - come scriveva Goethe ne “I dolori del giovane Werther” che al mondo nulla è necessario agli uomini quanto l'amore, Tiziana e Luca comprovano la verità e l'universalità del loro incontro con ogni loro fibra, ogni parte del corpo, ogni articolazione in segmenti temporali-spaziali in cui emergono piccole pozioni, frammenti di una danza dionisica che segue il ritmo cadenzato della crescita di una Talea. La Talea è simbolo delle proprietà rigenerative dei vegetali che in completo silenzio, ma ricchi di un suono e di un'armonia che sfugge agli uomini, radicano frammenti del loro ente rigenerando parti mancanti. La palingenesi che ne scaturisce è un nuovo “ente”, nato da una necessità, da una irresistibile forza biologica. Ma delicatamente, in silenzio, senza voler invadere o volersi intromettere nelle umane questioni, simbolo di una biosfera o un ambito di coppia dove tutto si compie e diviene. Per narrare questo loro storia in immagini, Tiziana e Luca, hanno impiegato circa un anno, hanno aspettato pazientemente il verificarsi delle stesse condizioni di luce naturale con la cura e l'amore che si può applicare alla crescita di una Talea. Hanno usato ogni possibile accorgimento per ottenere un effetto di lievità nelle immagini in bianco e nero, ma dove i forti contrasti sono stati accuratamente banditi. La scelta della pellicola approdata, dopo un primo tentativo subito tralasciato con una Yashica biottica medio formato, ad una Hasselblad sempre medio formato, ha prodotto una nitida evidenziazione dei particolari delle porzioni di corpo che si intrecciano ottenuta con la tecnica dell'autoscatto, particolarmente laboriosa e sviluppata attraverso la creazione di un marchingegno che spesso si è inceppato. Ma la Talea, nonostante tutto, ha seguito il suo corso naturale e l'uso di una diluizione personalizzata del Kodak Hc110 ha contribuito a rendere evanescenti i confini di questo intreccio, in un'alternanza di presenza-assenza che non conosce soluzione di continuità, espressione della complementarità di forza e leggerezza.