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Scandalo sanità, Duca intercettato: "Ci trovano cinque reati all'ora"

Mauro Barzagna
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“Se dovessero intercettarmi rileverebbero cinque reati ogni ora”, diceva il due luglio scorso il direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Perugia, Emilio Duca, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla manipolazione di concorsi pubblici e finito agli arresti domiciliari insieme a Gianpiero Bocci, Luca Barberini e Maurizio Valorosi. Non solo Duca appare ben cosciente di ciò che fa, ma in un video viene immortalato mentre dice: “Io posso ricevere un avviso di garanzia o essere arrestato per i concorsi e le gare... se io non mi occupo di queste due cose posso andare a spasso tutto il giorno”. Per i pubblici ministeri Mario Formisano e Paolo Abbritti, coordinati dal procuratore capo Luigi De Ficchy, che per il dg avevano chiesto il carcere, Duca si sarebbe “assoggettato” ai voleri degli esponenti del Pd travolti dall'inchiesta, Catiuscia Marini, Gianpiero Bocci e Luca Barberini che di volta in volta raccomandavano qualcuno, per mantenere il suo incarico, in scadenza. Così come gli altri due direttori, Maurizio Valorosi e Diamante Pacchiarini, ritenuti responsabili insieme al dg Duca della distorsione dei bandi pubblici, il cui obiettivo, per l'accusa, è quello di “acquisire consenso presso i propri referenti politici e di assicurarsi il mantenimento dell'attuale posizione lavorativa”. Emilio Duca per magistrati riveste il ruolo di “collettore”di raccomandazioni che ha architettato “un vero e proprio sistema organizzativo capace di falsare le procedure”. Le indagini imboccano la strada dei concorsi truccati nel gennaio del 2018, quando Maurizio Valorosi va da Duca dicendo di aver ricevuto una segnalazione dal marito di una candidata, “sabato sono riuscito ad avere i temi e glieli ho dati al marito”. Da quel momento in poi, l'attenzione degli inquirenti si focalizza sulla questione assunzioni e inizia a spostarsi anche verso la politica, Valorosi e Duca parlano spesso “dell'assessore”, Barberini, che poi viene intercettato. “Nessun concorso finalizzato alla selezione del personale è risultato regolare”, annotano i magistrati, “le alterazioni riscontrate sono marcate e gravi”. Non basta, i pm hanno la “certezza” di aver colto “lo spaccato di un sistema che va avanti da anni, dove ognuno sa cosa deve fare e il fine che ciascuna procedura deve raggiungere”. Che non ha nulla a che vedere con la meritocrazia. Chi deve uscire vincitore, o almeno con un buon posto in graduatoria viene infatti munito sia delle tracce scritte che, in alcuni casi, anche delle domande dell'orale. Dall'attività di indagine, basata per la maggior parte su intercettazioni audio e video, emerge quel che la magistratura non esita a definire “un quadro avvilente di totale condizionamento della sanità pubblica perugina agli interessi privatistici e alle logiche clientelari politiche”. Il dg, e assieme a lui i suoi direttori amministrativo e sanitario, secondo gli inquirenti, sono l'emblema di uno “stabile e consolidato asservimento agli interessi di una parte della locale classe politica”. E di questo schema, Duca è il “fautore” del sistema clientelare, mentre Pacchiarini e Valorosi sono asserviti in maniera “continuativa”. Assieme a loro sono finiti nell'inchiesta anche molti altri dirigenti, “quasi tutti” affermano i pm, “tanto da risultare evidente che la regola implicita nella gestione ordinaria dell'ospedale non possa prescindere dal consenso dei politici locali e della mediazione di Duca. I finanzieri che venerdì mattina hanno bussato alla porta del suo ufficio e poi lo hanno messo ai domiciliari, hanno clonato gli hard disk dei suoi computer e portato via cellulari e documenti. In cerca di altri riscontri, o nuovi spunti d'indagine. Francesca Marruco