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Verini candidato alla segreteria Pd, mano tesa a Pensi e stop alla guerra delle correnti

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Alessandro Antonini
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Stop divisioni sulle correnti e sugli incarichi. Serve un partito aperto che sappia ripartire dalla società e stare "tra le persone". Con questo progetto il deputato Walter Verini si candida alla segreteria del Pd umbro. Da una parte lancia stilettate al duo Bocci-Marini - anche se dell'ex sottosegretario candidato anche lui alle primarie del 16 dicembre riconosce un gran lavoro sul fronte istituzionale - dall'altra tende la mano all'altro candidato, Andrea Pensi. Con cui potrebbe fare un accordo nell'ottica di un ballottaggio. A Verini non va giù che dalla prima richiesta di candidatura unitaria nata subito dopo la debacle del 4 marzo, con lui che doveva fare da traghettatore al congresso, si è andati in ordine sparso. “In primavera abbiamo provato a dare vita a un percorso che ci mettesse tutti insieme, ciascuno col proprio contributo, intorno a un progetto per l'Umbria, allora si è preferito scegliere un'altra strada ma oggi l'obiettivo di questa candidatura rimane lo stesso”. Non una auto candidatura. In 120, tra sindaci, amministratori locali, segretari hanno sottoscritto l'appello, “ma non farò i nomi, anche perché sono convinto che uno dei principali mali di questo partito - dice Verini in conferenza stampa - resta il ‘corsovannuccismo', una malattia infantile e senile della sinistra umbra". A supportarlo in conferenza Valeria Cardinali, ex senatrice orlandiana, Carlo Emanuele Trappolino, anche lui ex parlamentare, e il consigliere comunale di perugia Tommaso Bori. Mano tesa ai giovani, si diceva: “Non mi sento alternativo - aggiunge Verini  - rispetto a chi vuole una svolta nel Pd, ne apprezzo, anzi, la spinta al rinnovamento e spero che al più presto si possa trovare il modo di unire le forze”, sono le parole che Verini ha rivolto ad Andrea Pensi. Per Marini e Bocci invece un passaggio duro: "Per troppo tempo - ha chiuso Verini - il dibattito in questo partito è stato ingessato dal correntismo. Litigi sulle spartizioni, non sui contenuti. E così adesso ci sono le alleanze, che non mi pare siano sulle idee". Come dire accordi di potere. Per questo chiede una conferenza programmatica vera, dice no al "contificio" e rilancia la proposta di essere "il segretario di tutti".